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Boicottare Israele non è antisemitismo

La Corte europea dei diritti umani (Cedu) ha stabilito, all'unanimità, che una condanna penale del 2015 in Francia contro attivisti che manifestavano a favore della causa palestinese non aveva basi legali sufficienti e ha violato la loro libertà di espressione. Per la Corte di Strasburgo, la campagna di boicottaggio dei prodotti israeliani è un'espressione politica e militante che tocca una questione di interesse pubblico.


I fatti risalgono a dieci anni fa quando undici persone, che facevano parte del movimento Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni (Bds), erano state condannate per incitamento al razzismo e all'antisemitismo, in virtù della distribuzione di volantini all'esterno di un supermercato nella regione francese dell'Alsazia con cui chiedevano il boicottaggio delle merci israeliane: condanne confermate in Cassazione nel 2015. Il governo israeliano aveva denunciato il movimento di boicottaggio come un tentativo di minare la sua legittimità e ha vietato l'ingresso agli stranieri che sostengono iniziative simili a quelle del Bds.

La Cedu, che era stata interpellata nel 2016 dai membri del Collectif Palestine 68, nel suo pronunciamento afferma che per natura, il discorso politico è spesso virulento e fonte di controversie. Tuttavia rimane nell'interesse pubblico, a meno che non degeneri in una esortazione alla violenza, all'odio o all'intolleranza. Per questo motivo, la Corte ha condannato la Francia a pagare ciascuno dei ricorrenti 380 euro per danni materiali, 7 mila euro per danni morali e collettivamente 20 mila euro per costi e spese del processo.


"La decisione di riferimento di oggi stabilisce un precedente significativo che dovrebbe fermare l'uso improprio delle leggi anti-discriminazione per colpire gli attivisti che fanno una campagna contro le violazioni dei diritti umani perpetrate da Israele contro i palestinesi", ha detto Marco Perolini di Amnesty France in un comunicato.




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