• Mauro Spina

Cannabis legale: il referendum italiano

Di Mauro Spina


La raccolta firme per chiedere un referendum che depenalizzi qualsiasi attività legale volta al contrasto del consumo e detenzione di cannabis in Italia ha raggiunto in una sola settimana le 500 mila firme. Segno di un interesse forte da parte della popolazione verso una materia considerata tabù da quasi tutte le forze politiche.

La Cannabis è un genere di piante angiosperme della famiglia delle Cannabaceae. Originaria dell’Asia centrale, considerata sacra per gli hindu, nelle sue varianti Sativa e Indica acquista effetti psicotropi che la rendono illegale in gran parte del pianeta. Le infiorescenze delle piante femmina delle due varianti possiedono delle sostanze dette cannabinoidi che intervengono con effetti temporanei sulla mente (THC) e sui muscoli con effetto rilassante (CBD).

Nel 2013 l’Uruguay è diventata l’unica nazione al mondo dove l’uso e la coltivazione della cannabis per uso ricreativo non è più considerato reato. L’indotto economico legato alla pianta è ora considerato monopolio di stato. Anche nella vicina Argentina il consumo di modiche sostanze di cannabis è considerato legale, sulla stessa linea di alcuni stati degli Stati Uniti d’America.

In Europa è considerato legale l’acquisto e l’uso personale per scopi ricreativi solo nei Paesi Bassi anche se la legislazione statale ne limita fortemente l’uso nella popolazione, a differenza di quanto si creda nel resto d’Europa e nonostante Amsterdam sia una meta gettonata proprio per i suoi famosissimi coffee shop. Per scopi terapeutici è considerata legale in numerosi stati del mondo compresa l’Italia, che ne persegue lo spaccio e la detenzione per uso ricreativo ma che nel 2016 ha aperto alla vendita della forma cosiddetta light con un TCH inferiore ai 0.2 e 0.5% di principio stupefacente.

La politica in Italia si è sempre dimostrata indifferente riguardo una possibile legalizzazione della cannabis, nonostante l’indotto illegale che essa generi per la malavita organizzata che non si fa scrupoli nel produrre una sostanza a basso costo con sostanze nocive per l’organismo. Le tesi avverse poggiano sull’ignoranza più assoluta riguardo la sostanza, e i suoi effetti e si è preferito per anni bollarla come droga tout court e trattare i suoi consumatori come tossicodipendenti, con uno stigma sociale che accorpa la cannabis ad altre droghe considerate pesanti per gli effetti a breve e lungo termine sull’organismo (come eroina e cocaina). I fautori della prosecuzione dello status quo sono le destre e i moderati che però sul tema non hanno mai voluto creare un vero dibattito.

Eppure a ben guardare soltanto le statistiche di confronto con i Paesi Bassi la situazione è impietosa. I decessi collegati per l’uso di droghe nei Paesi Bassi è il più basso d’Europa, questo basterebbe a sfatare il tabù ripreso negli ultimi giorni dall’ex presidente del Parlamento Europeo di area forzista Antonio Tajani che si comincia sempre dalla cannabis per finire alle droghe pesanti.

Si aggiunga alla riflessione che non esistono decessi registrati per overdose da cannabis, né è comprovata la dipendenza cronica dalla stessa.

Se nei Paesi Bassi il 9.7% dei giovani consuma mensilmente droghe leggere (e la cannabis si può acquistare come precedentemente detto) in Italia questa casistica è decisamente più elevata che nel resto d’Europa: 28,9% (un terzo quasi dei giovani italiana fuma quindi droghe leggere di cui se ne ignora la provenienza e la coltivazione, con l’indotto completamente in mano alle organizzazioni criminali).

Infine le statistiche sulle droghe pesanti: nei Paesi Bassi ci sono 2,5 tossicodipendenti ogni 1000 abitanti, mentre in Italia sono 6,4, seguita da Spagna 4,9, Francia 3,9 e Belgio con 3.

La legalità della cannabis quindi non ha prodotto nei Paesi Bassi quel tracollo sociale e quella realtà di drogati ovunque che paventa la Lega con Matteo Salvini. Anzi è vero proprio il contrario, un dato che costituirebbe un’opportunità per la giustizia italiana che potrebbe così infliggere un duro colpo alla criminalità.

Invece ci si ostina a mantenere le cose in una bolla di stasi. Ed è questa la manovra perseguita dalle destre che fanno blocco anche su altri temi civili come il ddl Zan (ostacolato per mesi dalla Lega), per l’eutanasia (Matteo Salvini ha addirittura minacciato lo strappo al governo Draghi) e in ultima istanza per l’aborto. L’aborto in Italia è legale ma è praticamente quasi ovunque ostracizzato da medici obiettori e dalla politica miope e cattolico-conservatrice del duo Fratelli d’Italia-Lega Salvini Premier.

Il referendum è il seguente:


IL REFERENDUM ELIMINA IL REATO DI COLTIVAZIONE, RIMUOVE LE PENE DETENTIVE PER QUALSIASI CONDOTTA LEGATA ALLA CANNABIS E CANCELLA LA SANZIONE AMMINISTRATIVA DEL RITIRO DELLA PATENTE


Rendere legale la cannabis permetterebbe anche di alleggerire le denunce e i processi a carico di piccoli spacciatori, di svuotare le carceri e di controllare chi e cosa viene coltivato in Italia. Non ci si spiega quindi il perché di una così veemente opposizione da parte della destra. L’unico grande partito in Italia che dell’abolizione ha fatto un cavallo di battaglia è il Movimento 5 Stelle seguito dai Radicali Italiani (che considerano l’abolizione una lotta storica al pari dell’eutanasia) e ha incontrato il favore di parte del Partito Democratico, di Liberi e Uguali, Sinistra Italiana e +Europa.

A fare campagna attiva per il referendum però ci sono solo il Movimento, i Radicali e altre piccole sigle di sinistra radicale. Il Partito Democratico ha scelto di appoggiare in via parlamentare sia questa legge che quella dell’eutanasia, non passando però dalla campagna referendaria.

E’ opportuno sottolineare infine che esiste in Italia una vera e propria disinformazione, una ignoranza latente sul tema delle droghe considerate tutte come dispensatrici di morte. Nessuna di esse uccide, l’abuso invece sì, ma uccide anche l’abuso di alcool e fumo (anche passivo) che invece sono considerati monopoli di stato. Così come uccide in maniera indiretta anche il gioco d’azzardo (anch’essa monopolio di stato) e altre forme di dipendenza diretta o indiretta da sostanze o abitudini sbagliate.

Nessuna forma di dialogo è impostato nelle scuole se non nella forma della paura e del pieno spirito proibizionista che sortisce l’effetto opposto, cioè di rendere ancora più appetibili ai giovani sostanze che gli adulti e gli educatori non sanno nemmeno bene come chiamare. Il clima da proibizionismo idiota voluta dall'allora ministro degli interni Salvini con cani anti droga e polizia nelle scuole è costato allo Stato più di quanto messo in campo, senza sortire alcun effetto reale.

Disinformazione pericolosa che non coinvolge soltanto la disciplina e la conoscenza del mondo delle sostanze psicotrope ma anche la sessualità, altro argomento tabù tra gli adulti e nelle scuole. Queste ultime su determinati temi civili ed educativi sono del tutto inutili, anzi pericolose. Non solo evitano il confronto ma quando lo affrontano, la discussione assume subito i toni di un comizio proibizionista della Lega.

Facciamo chiarezza e che venga rispettato il volere dei cittadini che stanno sottoscrivendo la richiesta del referendum. Cominciamo da qui, da queste firme, per decapitare le organizzazioni criminali e qualche associazione pseudo religiosa che vive di rendita dallo stigma sociale inflitti ai drogati.

L’abuso uccide non le droghe. Anche l’abuso di ignoranza può essere letale.



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