• Mauro Spina

Che fare?

Di Mauro Spina


Che fare era il titolo scelto per una delle opere più importanti di Vladimir Lenin. Che fare, si chiedeva l’autore, per condurre la lotta contro le forze reazionarie, proponendo a tal fine la costituzione di un partito dei proletari. Accadeva quasi 120 anni fa.

Nel periodo attuale, la stessa domanda attraversa il più grande partito progressista italiano: il Partito Democratico. Il dover contrastare forze politiche conservatrici (e non di rado reazionarie), ha portato un ripensamento dei valori costituenti, un cambio di passo richiesto da Enrico Letta, neo segretario.

Una delle prime richieste del nuovo leader è stata infatti quella di due capogruppo alla Camera e al Senato, rigorosamente donne. La scarsa presenza femminile nei partiti progressisti italiani è un vulnus evidente visto che, nelle intenzioni, sono portavoce di istanze che fanno parte della lotta femminista per l’uguaglianza di genere (una delle voci più autorevoli attualmente nel Partito Democratico è l’on. Laura Boldrini).

La preponderante presenza all’interno degli eletti del Pd della corrente vicina all’ex Matteo Renzi in ruoli apicali, rischia di macchiare nelle intenzioni l’opera del segretario: è un repulisti atto ad eliminare il peso politico di una delle correnti più restie ad avvicinarsi all’alleanza organica con il Movimento, oppure si tratta di uno sforzo sincero per una maggiore rappresentanza femminile in seno ai ruoli centrali delle principali sedi governative? La risposta è aperta ma il fatto che lo sia dimostra per lo meno un errore tattico sui tempi.

L’analisi interna che sta attraversando la nuova segreteria Letta, rende viva la riflessione conclusiva dell’opera di Emanuele Macaluso Comunisti e Riformisti (Feltrinelli, 2013). L’autore si domandava criticamente come fosse possibile per un partito di sinistra sopravvivere alle intemperie politiche senza nessun riferimento diretto alle grandi figure costituenti della sinistra italiana e se questo mancato ripensamento non avrebbe portato alla lunga ad una lotta di potere interna tout court che avrebbe finito per travolgere la bontà dell’impegno civico.

Tale suggestiva riflessione potrebbe in parte aiutare a comprendere le endemiche scissioni subite dal Pd e le battaglie intestine tra correnti che hanno paralizzato la vita del partito. Che fare? Si chiedeva Lenin e la domanda è attuale. Quali sono i valori del Partito Democratico, quali battaglie sociali intende perseguire come parte integrante di un governo dalla larghissima maggioranza al cui interno spiccano forze conservatrici dagli obiettivi diametralmente opposti?.

Nei giorni scorsi è stato reso pubblico un video che riguarda una feroce aggressione omofoba avvenuta a Roma il 26 febbraio, vittime due ragazzi rei di essersi scambiati un bacio (l’aggressore ha attraversato i binari colpendo ripetutamente uno dei due ragazzi). La solidarietà è stata trasversale ma sia la leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni che il segretario della Lega Matteo Salvini non hanno ravvisato la necessità di rendere attuativa tramite votazione al Senato la proposta di legge Zan approvata alla Camera il 4 novembre 2020 con 265 voti favorevoli e 193 contrari e non ancora calendarizzata al Senato.

La proposta di legge riguarda: "Modifiche agli articoli 604-bis e 604-ter del codice penale, in materia di violenza o discriminazione per motivi di orientamento sessuale o identità di genere" (atto della Camera n.569 completamente consultabile sul sito della Camera dei Deputati). Il decreto legge è stato definito liberticida da Fratelli d’Italia (oggi all’opposizione) e pericoloso per la libertà democratica dalla Lega (oggi parte del governo Draghi).

Resta quindi da capire quale sarà la posizione del Partito Democratico e Liberi Uguali (anch’essa al governo dove ricopre il Ministero della salute).


Il cambio di passo attraversa necessariamente una presa di posizione forte verso uno dei partner di governo per non perdere la vittoria politica ottenuta nel novembre 2020 verso un Dl voluto proprio dalla sinistra in Parlamento. Il Partito Democratico deve continuare a intraprendere iniziative volte al contrasto di una cultura omotransfobica, machista anche all’interno del Governo Draghi per rendere concreta la svolta voluta dal nuovo segretario. Non è possibile anteporre gli interessi di partito e di governabilità alle riforme sociali. Quanto rischia di accadere al decreto Zan è già avvenuto con il tandem Renzi-Gentiloni per quanto riguarda lo Ius soli (affossato per logiche interne alla maggioranza nella scorsa legislatura). Un rischio che può rappresentare una bocciatura delle intenzioni della nuova segreteria. Cosa distingue il Partito Democratico dai suoi antagonisti politici? Cosa è fondamentale per il Nazareno: la governabilità ad ogni costo o la volontà di portare avanti il cammino verso le riforme sociali di cui l’Italia ha bisogno?.

Porsi queste domande rende plasticamente chiara la crisi che percorre l’ossatura del partito guidato da Enrico Letta; tutti i principali partiti di destra sulle questioni sociali hanno le loro analisi e le loro considerazioni, opinabili, discutibili ma chiare: per la Lega, per Fratelli d’Italia e una parte di Forza Italia, il Dl Zan e lo Ius soli non sono necessari.

La posizione che assumerà il Partito Democratico renderà l’idea della sua tenuta. Rifarsi ai valori della sinistra porta necessariamente a un maggiore interesse nelle sedi governative delle riforme sociali, anche se il punto resta sempre lo stesso: di quale sinistra stiamo parlando?.

La stessa riflessione può essere traslata in campo economico. La posizione dei partiti progressisti nei confronti dei giganti della logistica come Amazon, delle consegne a domicilio Uber, Deliveroo e Glovo, non può essere supina alle logiche di governabilità. E sempre attuale è il dibattito circa la possibilità di introdurre una patrimoniale in Italia.

Queste riforme sono le colonne portanti della sinistra, battaglie sociali che spettano al Pd e a Liberi e Uguali. Avere dei dubbi sul ‘come’ è lecito.

Avere dubbi su cosa significhi essere di sinistra è impossibile. Ed Emanuele Macaluso lo sapeva bene, avendo teorizzato una crisi sistemica nel lungo periodo proprio a causa di questa contrazione di ideali interna al Partito Democratico.

La fine della crisi pandemica mondiale e il nuovo percorso che verrà seguito dai partiti progressisti rappresenterà in maniera inequivocabile la loro storia.

Da una parte c’è la storia della sinistra, dall’altra solo una cieca lotta tra interessi corporativi. Quindi: che fare?

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