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Crisi politica senza fine in Israele

D Kevin Gerry Cafà

Oltre a dover fare i conti con il numero di positivi al Coronavirus, salito a 11.868 casi, lo stato ebraico sta cercando di porre fine allo stallo politico e promuovere un governo di emergenza nazionale. Da qualche ora, è in corso un incontro tra Benny Gantz e Benyamin Netanyahu, in virtù dell'ultimatum del presidente Reuven Rivlin, il quale ha esteso il mandato di Gantz di altri due giorni. Secondo alcune fonti vicine al Likud, le divisioni tra le due parti si sarebbe ridotte nelle ultime ore ma permangono dei punti ancora irrisolti. Il nodo da sciogliere riguarda la rotazione tra i due leader alla carica di primo ministro: Netanyahu dovrebbe rimanere in carica per un anno e mezzo per poi essere sostituito da Gantz. Il Likud di Benyamin Netanyahu ha chiesto al partito di Gantz l'impegno di sciogliere la Knesset e di rinunciare all'alternanza, qualora la Corte suprema decidesse di bloccare la nomina di un deputato incriminato come Netanyahu. Tale accordo prevede il ritorno alle urne per la quarta volta. Le parti avranno tempo fino alla mezzanotte di domani (ora locale). Il premier Netanyahu deve fronteggiare tre capi di accuse: corruzione, frode e abuso di potere. Queste accuse riguardano tre casi nello specifico. Il primo è noto alla cronaca come “Caso 1000”, in cui Bibi avrebbe ricevuto, tra il 2007 ed il 2016, da alcuni miliardari regali del valore di circa 240.000 dollari, in cambio di una serie di agevolazioni fiscali per gli imprenditori da cui riceveva i doni.

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