• Mauro Spina

Diritti negati

Di Mauro Spina


La legge 194 del 1978 garantisce il diritto di interruzione volontaria di gravidanza, un diritto delle donne che dalle donne in Italia non può essere garantito a causa della enorme mole di medici obiettori di coscienza. In alcune regioni italiane e addirittura in intere province non esiste alcun medico che possa garantire l’IVG poiché tutti obiettori.

L’ultimo caso da prendere in esame è la Sicilia governata da Musumeci, una delle regioni che dopo la Lombardia ha il triste primato di pessima gestione della pandemia da Sars-Cov19. Una regione a statuto speciale che non riesce a garantire l’aborto e che vede un aumento crescente e costante di aborti clandestini (che mettono a serio rischio la vita della donna).

Ma l’isola italiana non è l’unica regione dove religione, fanatismo e medicina si ossidano in un perfetto rapporto di bio-potere dove a narrare il corso della vita di una donna libera sono le voci del parroco e del medico carrierista.

Il corpo della donna, viene sistematicamente brutalizzato in un sistema machista e tossico come quello italiano, dove per fare carriera medica si negano diritti (alle donne) e dove se si è in carriera si guadagna sempre più (di una donna). A una dottoressa affermata verrà sempre chiesto quando e se ha intenzione di fare famiglia, o se è già madre verrà fatto notare solo questo ultimo aspetto in piena logica foucaultiana, dove donna è solo madre. E quindi non esiste spazio per l’aborto.

Non esiste spazio per la dignità, nemmeno dinanzi alla morte. Lo dimostrano i dettagli viscidi e sconcertanti che un quotidiano come Repubblica elargisce della ragazza uccisa dopo un tentato stupro. Nessun ambito è esente dall’appropriazione morbosa dei dettagli, delle scelte, delle volontà femminili.

Ma se un posto più degli altri deve essere libero dagli sguardi giudicanti di preti fanatici e oscurantisti, da pregiudizi e stereotipi di genere, quel posto è l’ospedale. Un luogo dove ci si reca per essere curati, protetti, assistiti.

Mentre una donna che desidera, in maniera dolorosa (perché viene sempre descritto come fosse un’allegra uscita in barca l’aborto), esercitare comunque un diritto che le spetta, si vede negato anche l’accesso a questo luogo d’ascolto.

E’ vergognoso che uno stato fondatore dell’Unione Europea marci su certi temi allo stesso passo di Viktor Orban, Recep Erdogan, o teocrazie come l’Iran e il Sultanato del Brunei.

Così come è indegno che si faccia carriera sui corpi delle donne in ambito medico, se sei obiettore non fai un determinato lavoro, i diritti non si negano perché si crede ad un libro sacro. La medicina è scienza non fanatismo, quello lasciamolo ai Talebani, che qualche politico siciliano in giunta regionale e anche qualche leader politico italiano prenderebbe volentieri a modello

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