• Kevin Gerry Cafà

Dottore chiami un dottore

Il Presuntuoso della settimana è il dott. Sean Conley, medico personale del presidente Usa Donald Trump.


Di Kevin Gerry Cafà


Le dichiarazioni del dott. Sean Conley non sono passate di certo inosservate. Ma facciamo un po' di ordine. Nel testo diffuso lo scorso sabato, il dottor Conley precisa che Donald Trump non è più considerato un soggetto a rischio contagio per gli altri. Peccato però che nella nota non viene mai citato l'esito negativo del tampone a cui si sarebbe sottoposto il presidente degli Stati Uniti. Aspetto che è stato aspramente criticato dai virologi americani, i quali hanno concluso che il leader della Casa Bianca, in realtà, sia ancora positivo. Ma per lo stesso dott. Conley nulla di preoccupante. Infatti, il medico del presidente Usa ci tiene, inoltre, a sottolineare che l’insieme degli esami diagnostici rivela che non c’è più evidenza di un’attività di replica del virus. La sequenza dei test realizzati nel corso della malattia hanno dimostrato la diminuzione della carica virale.


Ma dove sta la verità? Da quando nella notte di venerdì scorso, il presidente ha annunciato che lui e la first lady Melania Trump avevano contratto il Coronavirus, l'opinione pubblica americana si è sostanzialmente divisa nell'esprimere un parere sul reale stato di salute degli inquilini della Casa Bianca. Le difficoltà maggiori si sono rivelate quelle di dimostrare che Trump fosse davvero guarito dopo il ricovero in ospedale e la breve convalescenza in isolamento. In realtà, alla voglia di Trump di tornare in campagna elettorale ed inseguire lo sfidante dem Joe Biden - in vantaggio di parecchi punti percentuali -, va aggiunto il fatto che lo staff del presidente vorrebbe evitare di tenerlo lontano dai riflettori in vista del prossimo dibattito e delle elezioni ormai imminenti. A tal proposito, le buone notizie diffuse dal dott. Conley sulle condizioni del presidente hanno spinto la Casa Bianca a chiedere alla commissione che organizza i dibattiti presidenziali Usa di reinserire nel programma di Trump il terzo dibattito in programma il prossimo 22 ottobre. In attesa di commentare i nuovi risvolti della vicenda, possiamo solo manifestare delle grosse preoccupazioni riguardo le dichiarazioni del medico personale del presidente, poiché la guarigione in tempi record del presidente degli Stati Uniti - visto che sono passati dieci giorni dalla comparsa dei sintomi - rischia di essere l'ennesimo errore di valutazione del virus a cui lo stesso Trump ci ha abituati.

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