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Gli accordi di Abramo per isolare Teheran

Di Kevin Gerry Cafà


L'annuncio del presidente Usa Donald Trump circa il tentativo di Normalizzazione dei rapporti tra Israele e gli Emirati Arabi Uniti è arrivato in maniera del tutto improvvisa e inaspettata, visto che si tratta della prima volta che un paese del Golfo procede al riconoscimento dello stato ebraico. Un tweet a sorpresa del presidente arrivato dopo un colloquio telefonico con il premier israeliano Benjamin Netanyahu e il principe ereditario Mohammed bin Zayed, sottolineando che l'accordo porterà ad una maggiore cooperazione su investimenti, turismo, sicurezza, tecnologia, energia, voli regolari diretti ai passeggeri, aperture delle ambasciate e ambasciatori commerciali. Una volta concretizzato il patto tra questi due pesi massimi dello scacchiere internazionale, renderebbe gli Emirati Arabi il terzo paese arabo ad avere relazioni diplomatiche con Israele insieme all'Egitto, dalla firma del trattato di pace israelo-egiziano del 1979, e alla Giordania, che ha firmato un trattato nel 1994. Come riportato dal New York Times, Israele e gli Emirati hanno mantenuto a lungo un'intensa relazione basata su interessi reciproci e l'idea di formalizzarla era emersa più volte nell'ultimo anno con la mediazione Jared Kushner, genero e consigliere del presidente Trump, culminati nella telefonata di giovedì tra Trump, Netanyahu e Mohammed bin Zayed.


Gli accordi di Abramo per Israele ed Emirati Arabi


Oltre ad avere un valore importante dal punto di vista diplomatico, la normalizzazione dei rapporti tra Israele ed Emirati Arabi apre diversi scenari interpretativi su cui parecchi analisti stanno lavorando. Una prima parte delle numerose analisi che si possono avanzare sulla questione è la possibilità di posticipare le mire espansionistiche di Netanyahu in Cisgiordania nell'ambito del Piano di pace per il Medio Oriente proposto dall'amministrazione Usa di Donald Trump all'inizio dell'anno. In una dichiarazione, il principe Mohammed bin Zayed ha sottolineato la necessità di sospendere il processo di annessione dei territori in questione, al fine di raggiungere un accordo per fermare definitivamente l'azione israeliana nei territori palestinesi.


La volontà di bin Zayed di aprire un dialogo con lo Stato ebraico ha creato parecchie perplessità nel mondo arabo e nella Lega araba che raggruppa tutti gli Stati arabi, visto che l'organizzazione panaraba pone sullo stesso piano il riconoscimento di Israele con il suo ritiro dalle zone occupate in Cisgiordania. In realtà, il sostegno degli Usa e la possibilità di aprire delle relazioni con Israele sono due variabili che stimolano l'interesse di bin Zayed per via del peso politico che assumerebbe un'intesa di questa portata. Da parte sua, Israele e il premier Netanyahu si ritrovano a gestire le critiche arrivate dalla destra israeliana per aver infranto la sua promessa di annessione dei territori indicati nell'accordo dello scorso gennaio, che avrebbe garantito allo Stato ebraico la possibilità di estendere la sovranità sulla Valle del Giordano e su altri territori della Cisgiordania. Non è ancora chiaro però se Netanyahu abbia deciso di rinunciare all'annessione dei territori in questione, che potrebbe intaccare la sua già fragile leadership nel paese per via delle incomprensioni sull'approvazione del budget di bilancio che riguarda solo i pochi mesi restanti del 2020. Sul tema legato all'accordo con bin Zayed, il leader di Blu e Bianco e alleato di governo di Netanyahu Benny Gantz che preferiva rimandare la discussione a dopo la fine dell’emergenza Coronavirus, non si è ancora espresso. Anche se alcune agenzie hanno riportato che Netanyahu ha tenuto all'oscuro i vertici della coalizione Blu e Bianco dai negoziati sull’accordo con gli Emirati Arabi Uniti per il timore di fughe di notizie e mantenere il riserbo per impedire all'Iran e altri di compromettere l’intesa.


E L'Iran?


La possibilità di intrattenere relazione diplomatiche con gli Emirati Arabi ha una notevole importanza in ottica Iran, visto che per Teheran risulta essere l'ennesimo affronto targato Usa-Israele, coerentemente con quanto visto finora. E' chiaro che Bin Zayed preferisce un solido accordo di pace con Israele e con gli Stati Uniti d’America piuttosto che sostenere il modello Iran nella regione, a cui si aggiunge le difficoltà del regime nel fronteggiare la pandemia causata dal Coronavirus. Gli Accordi di Abramo sono per Teheran una pessima notizia che indebolisce la sua leadership nel Golfo, vista la possibilità che il Bahrein e l’Oman seguano le orme di Abu Dhabi. In un discorso televisivo, il presidente iraniano Hassan Rohani ha detto che gli Emirati arabi uniti hanno commesso un grave errore". Teheran ha avvertito gli Emirati Arabi Uniti che - in questo modo - consentirà a Israele di interferire negli equilibri politici della regione del Golfo Persico. Questa mossa, secondo l'ayatollah Ali Khamenei, trasformerà gli Emirati in un obiettivo facile e legittimo della resistenza pro-iraniana. L'intesa tra questi due attori sottolinea le mutevoli dinamiche politiche di una regione in cui gli stati arabi sunniti inquadrano sempre più l'Iran come un nemico e il tandem Israele-Usa come un'opportunità da sfruttare per la stabilità e la risoluzione del conflitto con i palestinesi, che nel frattempo ha battezzato l'iniziativa "inutile per la causa palestinese". Non c'è da stupirsi se Il Mossad, l'agenzia di intelligence israeliana, ha investito parecchie energie e fondi per intrattenere relazioni sottotraccia con gli Stati del Golfo per indebolire la posizione dell'Iran nella regione e rimettere in discussione alcune alleanze all'interno del mondo arabo. Ad oggi, la probabilità che una reazione a catena possa coinvolgere altri paesi membri della Lega araba risulta essere molta alta e rendere incandescente la situazione nel Golfo.

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