• Kevin Gerry Cafà

Il governo vara il nuovo Decreto sicurezza

Di Kevin Gerry Cafà


Sono passati diversi mesi dall'ultima dichiarazione del presidente Conte circa la volontà del governo di apportare delle modifiche ai famigerati Decreti sicurezza, presente nel programma della Lega di Matteo Salvini nel 2018 e approvato anche dal Movimento 5 stelle nella precedente legislatura. Proprio quel Movimento 5 stelle che adesso si riscopre europeista e decide di modificare la normativa in materia di sicurezza, a cui aveva garantito il sostegno quando la logica del compromesso è stata sostituita da un contratto di governo in cui due partiti di governo si scambiano dei favori alla luce del sole, al fine di garantire l'approvazione del Parlamento dei rispettivi cavalli di battaglia: il reddito di cittadinanza, Quota 100 e i decreti sicurezza.

Dopo una serie di lunghe trattative, il consiglio dei ministri ha approvato un nuovo decreto con le modifiche al decreto immigrazione. Per molto tempo, il Partito democratico ha chiesto la modifica delle due leggi, incontrando le resistenze di una discreta parte degli alleati di governo, ovvero il Movimento 5 stelle. L'impianto della bozza del decreto in materia di immigrazione, protezione internazionale e complementare decide di superare le multe milionarie alle Ong e riforma il sistema dell'accoglienza introducendo tra l'altro il regime di protezione speciale. 


Soccorso in mare

L'attività di soccorso in mare è di gran lunga l'aspetto che causa parecchia apprensione all'interno del paese e della maggioranza di governo. Per le operazioni di soccorso, la disciplina di divieto non si applicherà nell'ipotesi in cui vi sia stata la comunicazione al centro di coordinamento ed allo Stato di bandiera e siano rispettate le indicazioni della competente autorità per la ricerca ed il soccorso in mare. In caso di violazione del divieto, si richiama la disciplina vigente del Codice della navigazione, che prevede la reclusione fino a due anni e una multa da 10.000 a 50.000 euro. Sono eliminate le sanzioni amministrative introdotte in precedenza. Il procedimento amministrativo, che arrivava fino ad un milione per chi avesse salvato i migranti in mare, assumerà le sembianze di una multa applicabile solo al termine di un processo penale. Rimane intatto la prassi secondo cui nel caso in cui ricorrano i motivi di ordine e sicurezza pubblica o di violazione delle norme sul traffico di migranti via mare, il provvedimento di divieto sia adottato, su proposta del Ministro dell'interno, di concerto con il Ministro della difesa e con il Ministro delle infrastrutture, previa informazione al presidente del Consiglio.


Protezione speciale

Per quanto riguarda la protezione internazionale degli stranieri, la normativa vigente prescrive il divieto di espulsione e respingimento nel caso in cui il rimpatrio determini, per l'interessato, il rischio di tortura in linea con la Convenzione di Ginevra sullo status dei rifugiati, all'art.33, sancisce il principio di non-refoulement applicabile a ogni forma di trasferimento forzato, compresi deportazione, espulsione, estradizione, trasferimento informale e non ammissione alla frontiera.

Con il nuovo decreto sull'immigrazione, si aggiunge anche il rischio che lo straniero sia sottoposto a trattamenti inumani o degradanti e se ne vieta l'espulsione anche nei casi di rischio di violazione del diritto al rispetto della sua vita privata e familiare. In tali casi, si prevede il rilascio del permesso di soggiorno per protezione speciale. Sempre in materia di condizione giuridica dello straniero, il nuovo decreto su immigrazione e sicurezza affronta anche il tema della convertibilità dei permessi di soggiorno rilasciati per altre ragioni in permessi di lavoro. Alle categorie di permessi convertibili già previste, si aggiungono quelle di protezione speciale, calamità, residenza elettiva, acquisto della cittadinanza o dello stato di apolide, attività sportiva, lavoro di tipo artistico, motivi religiosi e assistenza ai minori.


Tempi di trattenimento e reintroduzione del sistema Sprar

Il testo del decreto prevede anche delle disposizione per gli stranieri che sono trattenuti nei Centri di permanenza per il rimpatrio (Cpr) e in attesa di ricevere notizie relative al suo rimpatrio. Con il nuovo decreto potranno esserlo fino a un massimo di 90 giorni con una possibile proroga di ulteriori trenta giorni per coloro che provengono da paesi con cui l’Italia ha accordi di rimpatrio.

Di fatto, il decreto andrà a ripristinare anche il sistema di accoglienza gestito dai comuni come sistema prioritario a cui accedono anche i richiedenti asilo e non solo i casi più vulnerabili, i minori e i beneficiari di protezione internazionale. Inoltre, vengono reintrodotti i servizi di primo livello per i richiedenti protezione internazionale, che includono "l’accoglienza materiale, l’assistenza sanitaria, l’assistenza sociale e psicologica, la mediazione linguistico-culturale, i corsi di lingua italiana, e i servizi di orientamento legale e al territorio, dai servizi di secondo livello che hanno come obiettivo l’integrazione e includono l’orientamento al lavoro e la formazione professionale".


Oltre alle novità in materia di immigrazione, il decreto introduce nuove norme che rafforzano i dispositivi a garanzia della sicurezza pubblica. Si rafforza il cosiddetto Daspo urbano, rendendo possibile per il Questore "l'applicazione del divieto di accesso nei locali pubblici anche nei confronti dei soggetti che abbiano riportato una o più denunce o una condanna non definitiva, nel corso degli ultimi tre anni, relativamente alla vendita o cessione di sostanze stupefacenti o psicotrope". Inoltre, sono previsti interventi sul trattamento sanzionatorio conseguente alla violazione del divieto, prevedendo la pena della reclusione da sei mesi a due anni e la multa da 8.000 a 20.000 euro.


L'introduzione di queste nuove procedure e il parziale ritorno ad alcuni modelli del passato, tracciano la direttrice su cui si muoverà il governo fino alla fine del mandato in materia di immigrazione e accoglienza di richiedenti asilo. Accoglienza e integrazione tornano ad essere due aspetti fondamentali che andranno a sostituire la propaganda sui porti chiusi e il respingimento. L'applicazione di norme di questa portata dovranno essere supportate anche dal nuovo programma europeo sul superamento del Regolamento di Dublino, ricollocamenti e rimpatri, in modo da non replicare la cattiva gestione del fenomeno della Commissione europea targata Juncker. Da qui, è necessario sottolineare l'ennesimo cambio di direzione della politica sul tema dell'immigrazione del Movimento 5 stelle negli due anni. In un anno, i grillini e il premier Conte sono passati dalla politica degli sbarchi zero all'integrazione dei cittadini di stati terzi nel nostro paese. Che sia la volta buona per i grillini.

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