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Il ministro degli Affari Esteri

Piccola premessa. In Italia, già da parecchi anni, il ministero degli Esteri sembra essere diventato una pedina da muovere nel momento in cui si innesca lo squallido meccanismo di spartizione delle poltrone, gentilmente offerto dai partiti che formano la maggioranza.

È importante sottolineare che la maggior parte dei paesi europei dedicano molta attenzione alla scelta del ministro degli affari esteri, poiché si tratta di affidare non solo le posizioni di uno stato in materia di politica internazionale ma anche la gestione dei rapporti politici, economici, sociali e culturali con l'estero.

In Italia, non si è ben capito il modo in cui vengono prese decisioni di questo tipo. Pensate che negli ultimi 6 mesi, Di Maio ha ricoperto il ruolo di ministro dello sviluppo economico per poi spostarsi alla Farnesina. Come se fosse semplice occuparsi di economia e di esteri.Palmares a parte, la scelta di Di Maio di ricoprire il ruolo di ministro degli Affari esteri é l'ennesimo schiaffo alla credibilità dell'Italia agli occhi della comunità internazionale. Negli ultimi giorni, il raid americano in Iraq è stato al centro del dibattito internazionale. Tale vicenda ha messo in evidenza le difficoltà di Di Maio nella lettura delle complesse dinamiche internazionali, che hanno visto il coinvolgimento di un grosso numero di paesi in Medioriente in questi anni.

Basti pensare che la presa di posizione del nostro ministero degli Esteri sulla vicenda Solemaini è arrivata solo dopo il comunicato dell'Alto Rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza.


Caro 2020, restituisci credibilità alla Farnesina.

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