• Federica Maganuco

Il nucleare, l’Iran e la guerra russo-ucraina: l’escalation della paura.

Aggiornamento: 18 mar

Di Federica Maganuco


In un clima già abbastanza teso e critico, sotto il profilo umanitario e diplomatico, l’attacco missilistico nei pressi del consolato americano in Kurdistan di tre giorni fa mette ulteriore paura.

L’episodio rivendicato dal Corpo delle Guardie rivoluzionarie iraniane, i Pasdaran, rappresenta certamente un ulteriore segnale preoccupante che si inserisce nello scenario bellico ucraino.

Vi starete chiedendo: cosa c’entra l’Iran con il conflitto russo-ucraino?

Sulla carta, l’Iran non dovrebbe essere profondamente colpito dalla guerra in Ucraina in quanto non condivide i confini con il paese dell’Europa orientale protagonista dei conflitti; e, inoltre, non dovrebbe essere una destinazione per il milione e mezzo di rifugiati ucraini in fuga dai combattimenti.

Tuttavia Iran e Russia sono alleati strettissimi e lo hanno dimostrato nelle fasi di negoziato per raggiungere l’accordo sul nucleare con gli Stati Uniti. Accordo che al momento e da diverso tempo è in fase di stallo, perché proprio i Russi si sono messi di mezzo e si sono opposti agli iniziali accordi raggiunti per paura che il prezzo del petrolio crolli inevitabilmente o che comunque l’Occidente abbia un nemico in meno.

Ed allora non è così improbabile che gli iraniani stiano approfittando della situazione di confusione che l’Occidente sta vivendo da quando è cominciata l’invasione russa dell’Ucraina.

L’Iran, stimolato dall'interferenza russa, con questo attacco potrebbe voler mandare un messaggio per aprire un nuovo ed altro fronte complicato e terribile.

Infatti l’Iran è un grande produttore di gas.

Visto come l’Occidente sia a caccia di fonti energetiche alternative per boicottare le forniture russe, Teheran potrebbe giocare questa carta in cambio del via libera al nucleare?

Probabilmente se l’Iran gioca bene le sue carte può sfruttare il nuovo isolamento della Russia dal sistema finanziario globale e dai mercati energetici per rilanciare la propria economia in difficoltà, anche attraverso le esportazioni di energia che riempiono la violazione aperta dalle forniture russe sanzionate.

La stampa e i media non si stancano di sottolineare come con questa guerra il mondo occidentale si sia ricompattato, però pochi dicono di quanto lo stia facendo anche il mondo filo-russo. Ed è un aspetto preoccupante. In particolare, preoccupa la Cina, che al momento si pone ancora al centro, fedele alla prassi tipica del confucianesimo, che consiglia la prudenza, ma dobbiamo temere un suo spostamento verso la Russia. Anche la Corea del Nord preoccupa per certi versi. Al momento, infatti, gli alleati di Mosca sono abbastanza poveri: l’Iran, la Siria e la Bielorussia, non c’è nessun paese particolarmente significativo.

Stiamo tornando ai due blocchi contrapposti della Guerra fredda?

La vecchia cortina di ferro si sta trasformando, da una parte, in una alleanza e dall’altra in una alleanza più articolata. I missili lanciati da Teheran su Erbil non fanno altro che rafforzare questo bipolarismo che sta prendendo forma.

L’unica speranza è che gli ucraini riescano a portare concretamente la Russia al tavolo delle trattative.

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