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Il silenzio assordante di Al-Sisi su Regeni

Il Presuntuoso della settimana è il presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi.


Di Kevin Gerry Cafà


Il nostro paese non sarà al vertice della classifica delle migliori e solide economie del panorama internazionale, ma sicuramente detiene il record per il maggior numero di vicende che lo vede coinvolto e quasi sempre concluse con in un nulla di fatto.

In questi ultimi anni, ad alimentare il dibattito politico e i rapporti internazionali tra Italia ed Egitto, è la vicenda che ha visto coinvolto il giovane studente Giulio Regeni: dottorando italiano dell'Università di Cambridge, rapito in Egitto il 25 gennaio 2016, giorno del quinto anniversario delle proteste di piazza Tahrir. Il corpo del povero Giulio, ritrovato vicino al Cairo in un fosso lungo l'autostrada Cairo-Alessandria, ha evocato l’ipotesi di tortura, in connessione con i legami che Regeni aveva con il movimento sindacale che si oppone al governo del generale Al-Sisi. L'uccisione di Giulio Regeni è oggetto di dibattito politico specialmente in Italia e motivo di tensioni diplomatiche tra il nostro paese e l’Egitto. Naturalmente, nel corso di questi ultimi mesi, la vicenda Regeni ha suscitato parecchia attenzione anche all'interno dei palazzi del potere e soprattutto nelle piazze di tutta italia. Come non ricordare la protesta di oltre 4.600 accademici, che hanno firmato una petizione per chiedere un'inchiesta sulla sua morte e sulle numerose sparizioni che si verificano in Egitto ogni anno. “Amnesty International Italia” insieme ad altre organizzazioni internazionali a scopo umanitario, hanno lanciato diverse campagne che vanno dalla Sicilia fino al nord Italia, per chiedere giustizia per il ragazzo.


"Pieno sostegno all'attuale cooperazione congiunta e intensa tra le autorità competenti egiziane e italiane per rivelare le circostanze della morte del ricercatore friulano". Al Sisi

Ad aggiungere un ulteriore grado di incertezza sulla vicenda, è la sparatoria dello scorso 24 Marzo, che vide coinvolti quattro uomini, inizialmente indicati come probabili responsabili di sequestro di Giulio, su cui il presidente egiziano si è speso in prima persona circa la possibilità che Giulio fosse stato vittima del rapimento. Il Ministero dell'Interno egiziano, tramite un post sul proprio profilo ufficiale Facebook, denuncia la possibilità che la banda criminale arrestata poche ore prime, sia specializzata nei rapimenti di cittadini stranieri al fine di estorcere loro denaro. Ma perché proprio Giulio Regeni era nel mirino dei sequestratori? Cosa c’entrano le sue ricerche con la sparatoria? Diciamo nulla. Infatti, la storia della nazionalità non regge. E nemmeno il ritrovamento di una borsa di colore rosso con il logo della Federazione Italiana Giuoco Calcio con all'interno vari oggetti, di cui alcuni effettivamente appartenuti a Regeni: il passaporto, i tesserini di riconoscimento dell'Università di Cambridge e dell'Università Americana del Cairo, oltre alla carta di credito e un pezzo di hashish, non convincono. Il passaporto, le tessere universitarie, erano state già consegnate alla famiglia anni fa. Mancavano i vestiti di Giulio, chiesti all'epoca dai genitori al presidente egiziano Al Sisi, ma quelli al momento non sono nemmeno stati consegnati.


La ripresa del dialogo tra le procure del Cairo e di Roma sull'omicidio del povero Giulio, è stato sollecitato di recente dal ministro degli Esteri Luigi Di Maio, che aveva incontrato la famiglia del ricercatore alla Farnesina, dopo aver saputo della vendita delle fregate al governo di Al Sisi. Un ulteriore passo in avanti potrebbe verificarsi la prossima settimana, visto che il Cairo ha deciso di collaborare e confrontarsi con la procura di Roma il prossimo primo luglio. Magari si riesce anche a includere nella lista dei 530 detenuti che l'Egitto libererà nelle prossime settimane Patrick Zaki, lo studente dell’Università di Bologna arrestato il 7 febbraio e tenuto in carcere senza un processo. Al Sisi permettendo.



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