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Isolamento italiano

Di Mauro Spina

La giornata di ieri ha avuto una rilevanza politica importante per gli equilibri del Parlamento Europeo. L’asse che sembrava prefigurare un affossamento dello stop ai motori endotermici entro e non oltre il 2035 tra il governo di Roma e quello di Berlino, non ha tenuto.

Il ministro dell’ambiente italiano Pichetto Fratin è stato sconfessato su tutta la linea. L’Italia puntava a raccogliere le forze dei governi più ostili a questo cambio storico programmato (che prevede lo storico stop ai motori a scoppio e una nuova rete infrastrutturale su scala europea di colonnine di ricarica elettrica) non ha ottenuto nemmeno una deroga alla propria richiesta sui carburanti agricoli.

La Germania ha utilizzato il rinvio (del tutto pretestuoso e politico viste le condizioni climatiche e geopolitiche che il cambiamento climatico stesso sta causando, su cui serve celerità e incisività d’azione) non per gettare scompiglio tra le compagini europee, ma per ottenere una deroga ai carburanti sintetici. Che alla fine ha ottenuto.

E’È evidente quindi che l’Italia, con il suo governo ha commesso due errori di portata storica che hanno e porteranno sicuramente a due risultati evidenti, uno nel breve periodo e uno nel medio-lungo periodo.

Il primo è di ordine meramente politico: come è stato possibile non comprendere la linea che la Germania avrebbe tenuto, col il suo governo socialdemocratico che contiene anche i parlamentari di Alleanza 90 (i verdi tedeschi). Pichetto Fratin e il governo avrebbero dovuto prevedere che il primo no tedesco aveva tutto il sapore di un’apertura di contrattazione e non di una mera questione di metodo per cercare di federare i governi più ostili (ed anche più impattanti, vedasi il caso polacco). L’impressione che si è avuta è che l’inazione è stata determinata più dal disinteresse che da una strategia studiata e da una mediazione cercata. Tant’è che l’Italia incredibilmente si è astenuta assieme alla sola Bulgaria. A votare contro è rimasta solo la Polonia.

Il secondo errore è di ordine sociale: è ancora possibile fingere che il cambiamento climatico non acuirà tutti i problemi endemici del Mediterraneo, dalle migrazioni fino alla penuria di acqua nel nord Italia? Il governo italiano come intende affrontare le questioni ambientali, visto che in Europa ha decisamente scelto di non affrontare il dossier, ottenendo in cambio letteralmente niente?

Il primo risultato che si raccoglie è quello di un ulteriore isolamento del nostro paese negli equilibri del Parlamento Europeo. Il Governo avrebbe bisogno di un asse sul fronte migratorio, ma gli alleati naturali della premier Meloni sono gli stessi governi di estrema destra che in Europa non intendono scendere a compromessi sulla questione migratoria. Il blocco centro orientale europeo è tutto assorbito dall’atavico nemico russo, alle prese con revanscismi e nazionalismi vecchi e nuovi e non intende minimamente aprire ad una revisione dei trattati di Dublino. Come farà l’Italia a cercare una soluzione cooperata?

Il secondo risultato sul medio-lungo periodo riguarda tutte le scelte conservative che il Governo intende adottare per difendere settori che dipendono in larga misura dall’acqua, bene che in futuro non basterà più o che in alcune aree storicamente fertili del nord Italia potrebbe non esserci più.

L’agricoltura e l’allevamento intensivo, fatto salvo il disinteresse ed anzi la lotta senza quartiere al sintetico che il governo vuole adottare, come faranno a sostenere quei ritmi che oggi raggiungono? Il tentativo novecentesco del governo di tenere legati alla terra milioni di lavoratori per evitare recrudescenze nei tassi di disoccupazione, come si coniugherà con la cronica mancanza d’acqua?

Sembra che si stia facendo il ragionamento alla Ned Ludd: evitiamo le innovazioni onde evitare che si perdano posti di lavoro, che comunque andranno persi perché le risorse impiegate per un numero così elevato di consumi non ci saranno più. Ancora una volta si agisce per approssimazione o completo accantonamento dei problemi e dei temi caldi delle agende politiche internazionali.

Il governo Meloni sembra la rievocazione allegorica dei primi governi democristiani degli anni 50’, dove, con la coperta corta e le pressioni lobbystiche si cercava di tenere assieme il paese, muovendosi a passi quasi impercettibili. Il problema è che isolati in Europa e con l’estate alle porte, in un anno che potrebbe essere più siccitoso di quello precedente, muoversi a passi impercettibili significa condannarsi all’anonimato e alla catastrofe.


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