• Mauro Spina

L’Europa dei muri

Di Mauro Spina


L’afflusso di circa 8 mila migranti nelle enclave europee, spagnole per la precisione, di Ceuta (l’altra è Melilla, situata 382,2 km ad est della prima), rappresenta in una prospettiva d’analisi di lungo periodo una frattura forte nei progetti comunitari europei.

L’Unione nel corso della sua lunga storia, partita nel 1957, ha affrontato sfide che si temeva all’epoca ne avrebbero minato la costituzione o l’allargamento, che ne avrebbero paventato la fine, invece il sistema ha retto, il cammino comunitario tra alti e bassi è arrivato fin ad oggi.

Appare evidente però che una crisi di sistema attraversi la politica comunitaria, in particolare il blocco Socialista e quello Popolare, uniti dalla volontà comune di tenere fuori i movimenti e i partiti più estremi ed euroscettici, sono ormai paralizzati e intimoriti dalla questione migranti.

Gli storici del futuro evidenzieranno un’Europa confusa, incapace di guardare dei barconi pieni di esseri umani, di affrontare la situazione umanitaria con la forza che l’ha contraddistinta nel passato. E’ anche vero che le crisi degli anni passati avevano coinvolto l’Unione stessa, i suoi apparati economici e governativi, gli interessi erano più elevati. Mentre è più semplice nella prospettiva di Bruxelles sorvolare sulla fine di centinai di migranti che tentano di arrivare in Europa.

Sembra paradossale nel 2021 che ci sia ancora qualcuno che creda sia possibile bloccare gli esseri umani, con muri, tangenti internazionali (l’Europa versa contributi ad altre nazioni per detenere più o meno illegalmente profughi di altri stati, in campi profughi o lager di detenzione, con l’obiettivo velleitario di non farli entrare nell’Unione, e con il ritorno di essere sempre sotto possibile ricatto da parte degli alleati di percorso più influenti).

Il Marocco impedisce ai migranti di affluire nelle enclave spagnole, la Libia blocca i migranti lungo l’asse africano sud-nord, mentre la Tunisia riceve contributi dallo Stato Italiano per impedire afflussi indiscriminati mentre nell’Asia Minore, Recep Tayyip Erdogan protegge i confini dell’Unione chiudendo i passaggi per la rotta balcanica. L’Unione Europea, al cui interno è possibile viaggiare nella quasi totalità degli stati nazionali senza passaporto, teme l’immigrazione, ma soprattutto teme l’establishment di destra che su questo argomento continua a erodere consensi e si rilancia a guida del progetto europeo.


In futuro apparirà chiaro che all’attuale establishment moderato dell’Unione, il timore di afflussi indiscriminati non è la matrice che guida le attuali vergognose politiche anti-migratorie, ma è il pericolo di perdere il potere radicato negli scranni dei ruoli di governo europei. Per non lasciare terreno alle destre, oppongono all’immigrazione dei piani fallimentari capaci solo di tamponare il problema.

Lo stesso errore che in Italia il Partito Democratico ha commesso con l’allora ministro Marco Minniti quando alla tornata elettorale del 2018 fu superata nei consenti dalla Lega di Matteo Salvini che proponeva piani più drastici per l’immigrazione, e tra una brutta copia di un piano illogico e una buona, l’elettore ha scelto la seconda. Errore che porterà alla sicura fine elettorale del progetto centrista di En Marche di Emmanuel Macron in Francia e che sicuramente segnerà Pedro Sanchez in Spagna. Paura e calcolo, questo ruota attorno alla questione migratoria. Poco importa se i profughi vengano da nazioni in conflitto (guerre civili in cui l’appoggio Europeo non manca mai, attivo o passivo), o semplicemente da ex colonie in endemiche crisi economiche (ex colonie amministrate fino alla metà del secolo scorso proprio dalle nazioni dell’Unione).

La paura del migrante paralizza la Comunità europea che teme con l’accoglienza di essere sconfitta dai sovranisti etnocentristi sparsi in tutte le nazioni europee. E qualora ciò si materializzasse o fosse davvero un rischio concreto, si preferisce salvaguardare l’interesse di partito alle vite umane che nel frattempo non vengono recluse e detenute dalle varie guardie costiere e si imbarcano verso le coste o le enclavi, col il rischio sempre materializzatosi di vere e proprie stragi nel Mediterraneo.

La questione che ora appare confusa, in futuro mostrerà un’Europa dei muri, delle barriere illogiche che ha preferito pagare dittatori e carcerieri per non guardare la realtà, dei tessuti economici lacerati dalle crisi e dal benessere del blocco Occidentale, della pandemia Sars-Cov19.

Nonostante ogni parametro economico mostri come l’immigrazione controllata e gestita da cordoni umanitari riesca a riempire i tessuti economico-sociali più in difficoltà nel contesto europeo, si preferisce la strada della rimozione. I vari mai più a Lampedusa sembrano non esserci mai stati.

Gli immigrati servono, di questo sono ben consapevoli anche i sovranisti, sempre più omofobi, misogini e islamofobi in quasi tutta Europa, ma sono un buon bottino elettorale per non sfruttare le occasioni che la politica di violenza offre.

Sull’utilità degli immigrati non hanno dubbi nemmeno i parlamentari dei vari governi moderati, troppo spaventati però dalla perdita di consenso, per tendere una mano. E alla fine tutto grava sulle spalle delle associazioni umanitarie che contano morti e salvano vite.

Chi guarderà in futuro le questioni che ora ci scorrono sotto gli occhi sotto forma di notizie en passant e guarderà le cifre dei morti annegati nel Mediterraneo, non potrà non vedere un progetto comunitario in gravissima crisi, fallito, dal punto di vista etico.

L’Europa dei popoli, dal punto di vista umanitario ha fallito miseramente. E non perché ci abbia provato e sia stata sconfitta alle urne dalle volontà nazionali, ma perché ha scelto di retrocedere sempre più, di non vedere e di non fare alcunché di incisivo.


Potenziare i confini, questa è stata la soluzione in queste ore presa per far fronte all’afflusso di migranti riversatosi nelle enclave spagnole in Marocco. Mentre per far fronte alla crisi causata dalla pandemia si approvano progetti economici, si supera l’austerity dei paesi frugali, per il benessere dei cittadini dell’Unione, per tutto il resto c’è il fondo del Mediterraneo.

E non devono stupire le sempre più basse affluenze durante le elezioni europee. Il clima di sfiducia verso degli organismi visti come autoreferenziali, l’Europa dei banchieri e dei tecnocrati come denunciano i sovranisti, è sempre più evidente. Nelle crisi, si salva chi può, chi ha la fortuna di nascere nei confini di un progetto nato per la pace tra i popoli. Sì, ma come Angela Merkel, Mario Draghi, Emmanuel Macron, Pedro Sanchez spiegano bene, ci sono popoli che meritano di vivere una vita piena di vantaggi e altri che possono tranquillamente adagiarsi sul fondo del mare.


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