• Kevin Gerry Cafà

La légion du déshonneur pour Macron

Questa settimana, il presidente della Repubblica francese Marcon ha assegnato all'Eliseo la Gran Croce della Legion d'Onore al presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi. Per questo gesto davvero incomprensibile, Emmanuel Macron è il Presuntuoso della settimana per Politicose.


Di Kevin Gerry Cafà


L'Ordre national de la Légion d'honneur è l'onorificenza più alta attribuita dalla Repubblica francese. Sfogliando i libri di storia, l'ordine è conferito a donne e uomini, sia cittadini francesi sia stranieri, per meriti straordinari nella vita militare e civile. Tale criterio di attribuzione rende meno probabile la possibilità che una personalità controversa ed estremamente difficile da decifrare come il presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi possa ricevere questa tipologia di onorificenza. Eppure, il presidente francese Macron ha deciso di conferirla al presidente egiziano proprio mentre al Cairo il tribunale decideva di tenere lo studente Patrick Zaki per altri 45 giorni in carcere e la soluzione del caso Regeni sembrava sempre più lontana. La vittoria della Realpolitik su qualsiasi forma di ideologia e nel pieno disprezzo dei diritti umani che ha contraddistinto il regime di Al-Sisi fino a questo punto. Aspetto che Macron conosce alla perfezione. Niente che comunque potesse mettere in discussione la cooperazione militare tra Francia e Egitto, alleato sempre più indispensabile nel Mediterraneo. Infatti, il Cairo e Parigi condividono l’opposizione alla Turchia di Erdogan e alla sua crescente assertività, dagli aspetti legati al Mediterraneo orientale fino alla questione libica che continua a tener banco.


Tutto questo succede nel cuore della comunità europea che rimane ancora sprovvista e impreparata dal proporre un concetto unico di politica estera e di sicurezza comune, in cui ogni stato membro si muove lungo la linea tracciata dai titolari dei ministeri degli esteri. Quello di Macron è uno sfrego ai diritti umani e agli alleati europei, Italia in primis, che chiede ancora giustizia per il giovane studente Giulio Regeni: dottorando italiano dell'Università di Cambridge, rapito in Egitto il 25 gennaio 2016, giorno del quinto anniversario delle proteste di piazza Tahrir. E per Patrick Zaki, chiuso in una prigione del Cairo nella quale rimarrà per altri giorni. I casi di Giulio e Patrick non sono gli unici per sfortuna. Sembra quasi banale citare i numerosi dati che arrivano dall'Egitto da ogni organizzazione e centro che si occupa di valutare il rispetto dei diritti umani nei paesi che fanno parte della comunità internazionale. Le organizzazioni internazionali per i diritti umani hanno documentato almeno 124 decessi dal 2013 a seguito di negligenza medica, tortura o maltrattamenti da parte delle forze di polizia egiziana.







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