• Politicose

Le responsabilità degli altri

Di Alessandro Preti


L’ex direttore della Cia e ora Segretario di Stato americano, Mike Pompeo, si è sbilanciato pubblicamente in un’intervista all’ABC, riguardo la possibilità che il Covid-19 provenga dall’istituto di virologia di Wuhan. Pompeo sostiene che esista “una quantità significativa di prove che indicano che il virus provenga da un laboratorio di Wuhan", accuse che si aggiungono a quelle di Trump, il quale aveva già puntato il dito contro la Cina nei giorni precedenti.


Queste imputazioni arrivano mentre filtra un rapporto redatto dai “Five Eyes”, ossia dalle intelligence di Stati Uniti, Australia, Nuova Zelanda, Gran Bretagna e Canada, in cui si sostiene che il virus potrebbe essere sfuggito dal laboratorio incriminato. Sempre nel documento viene spiegato come Pechino abbia cercato di sminuire l’epidemia (ad esempio ritenendo che le restrizioni ai viaggi non fossero necessarie ma contemporaneamente bloccando gli spostamenti al proprio interno) ed eliminare le prove della presenza del virus nel Paese. Infine, secondo le cinque intelligence, la Cina avrebbe bloccato i motori di ricerca per impedire la proliferazione delle informazioni riguardo il virus, in quanto possedeva le "prove di trasmissione da uomo a uomo già all'inizio di dicembre", nonostante abbia continuato a negarlo fino al 20 gennaio. Pompeo, riguardo al rapporto, ha affermato: "Ho visto le dichiarazioni dell'intelligence. E non ho motivo di credere che abbiano sbagliato”, e ha ricordato: “Noi sosteniamo dall'inizio che il virus è originato lì. Ora l'intero mondo può vederlo”.



Il Segretario di Stato concorda con l’intelligence americana in merito al "vasto consenso scientifico sul fatto che il virus COVID-19 non è stato creato dall'uomo o geneticamente modificato". Pompeo sostiene che la diffusione del virus sia la conseguenza di un errore o dei bassi standard di sicurezza dei laboratori cinesi, nonostante il direttore del National Intelligence Office degli Stati Uniti abbia specificato che gli analisti non hanno ancora una risposta per quanto riguarda l'origine esatta dell'epidemia. Le accuse non si placano e anche Mark Esper, segretario della Difesa Usa, ritiene che le aziende cinesi abbiano sfruttato la situazione data dalla pandemia per espandersi in determinati settori strategici, come Huawei con il 5G, al fine di dividere l’Occidente e utilizzare le installazioni con intenzioni ostili. La Cnn riporta anche le parole di un “funzionario della sicurezza interna”, fonte anonima dell’amministrazione Trump, secondo cui Pechino avrebbe accumulato riserve sanitarie e bloccato le esportazioni di materiali medici, già prima di comunicare all’Organizzazione Mondiale della Sanità la situazione legata al contagio.


Si inserisce nella polemica anche Ben Wallace, segretario di Stato per la Difesa del Regno Unito, che alla radio Lbc ha dichiarato: "I cinesi hanno molte domande a cui rispondere per la velocità con cui hanno informato il mondo della crisi". La Cina ovviamente nega tutto e la risposta arriva dal tabloid di Pechino Global Times, pubblicato dal Quotidiano del Popolo ossia l’organo di stampa del Partito Comunista Cinese, che suggerisce a Pompeo di: "presentare questa cosiddetta prova al mondo, e specialmente al pubblico americano che continua a cercare di ingannare. La verità è che Pompeo non ha alcuna prova, e durante l'intervista stava bluffando". Il tabloid ritiene l’amministrazione Trump impegnata in una "guerra propagandistica senza precedenti" per cui "sta sacrificando la propria credibilità e sta facendo qualsiasi cosa possa per assicurare la vittoria di Trump e dei Repubblicani a novembre". Si aggiungono, alla risposta cinese, critiche da parte dei democratici, i quali attaccano Trump sostenendo che stia spostando l’attenzione per evitare di affrontare le responsabilità di una risposta inefficace alla pandemia, che ha portato a numerosi casi e morti negli Stati Uniti, come ha chiaramente detto in una nota il senatore Patrick Leahy riferendosi al Presidente: "Non volendo assumersi la responsabilità mentre le morti continuano a salire, incolpa gli altri". Manca l’ufficialità e il consenso per attuare manovre punitive nei confronti della Cina, ma secondo indiscrezioni, per Washington dazi e multe sembrano essere un metodo d’azione realistico, anche se vanno considerate le ripercussioni sull’economia americana.



Tutti i buoni propositi di multilateralismo e solidarietà sono già in fumo, lo scambio avvenuto a metà aprile, che sembrava poter orientare le due potenze verso la cooperazione, dello stesso Pompeo con il Direttore dell’Ufficio della Commissione Centrale degli Affari Esteri cinese Yang Jiechi, ha lasciato spazio al buon vecchio scontro. L’interesse del governo americano è quello di dimostrare come la Cina con il suo atteggiamento sia responsabile della pandemia e delle conseguenze annesse, come abbia “fatto di tutto per assicurarsi che il mondo non sapesse del virus in modo tempestivo”, che secondo Pompeo è “un classico tentativo di disinformazione comunista”. Il governo Usa potrebbe aver ragione riguardo le responsabilità cinesi, ma non è un segreto che ci possa essere comunque interesse nello screditare Pechino e spingere la comunità internazionale verso una crescente diffidenza e ostilità nei confronti della Cina, provocandola in attesa di un passo falso, prendendosi il merito di aver individuato il responsabile che pagherà per i danni causati.


Questo non avrebbe solo implicazioni esterne legate alla leadership statunitense, ma soprattutto interne, favorevoli a Trump che aumenterebbe le probabilità di una sua rielezione, offuscando gli errori compiuti nella lotta al Covid-19.

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