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Maxi amnistia in Turchia

Di Kevin Gerry Cafà


Lo scorso martedì, il Parlamento turco ha dato il via libera al maxi provvedimento che coinvolge circa 90.000 detenuti che potranno usufruire del regime di libertà condizionale e verranno trasferiti agli arresti domiciliari. Il testo del decreto presentato dall'Akp e dal Partito del Movimento Nazionalista (Mhp), stabilisce per tutti i cittadini che si ammaleranno di #Covid19 in Turchia, verranno curati gratuitamente nelle strutture sanitarie statali. Attualmente, risultano 19 detenuti affetti dal Coronavirus.



Da questo provvedimento sono esclusi 47 giornalisti incarcerati e i prigionieri politici, i quali non usufruiranno delle norme contenute nel decreto presidenziale. Tra cui spicca il nome di Ahmet Altan: giornalista accusato di favorire le organizzazioni terroristiche. Altan è stato arrestato mesi dopo il fallito Golpe del 2016, di cui il governo turco accusa il gruppo islamista guidato dal religioso americano Fethullah Gülen. Figen Calıkuşu, uno degli avvocati di Altan, sostiene che la vita del romanziere è a rischio, poiché il Coronavirus ha iniziato a diffondersi tra le prigioni turche in maniera rilevante.


Si tratta di un ennesimo attacco di repressione nei confronti dei giornalisti in Turchia che si aggiunge al novero degli atti ostili nei confronti della categoria. Nel corso dei suoi mandati, Erdoğan ha accusato i giornalisti di non adempiere la loro missione, che - secondo lui - consiste nel sostenere le forze di sicurezza, proteggere e promuovere gli interessi nazionali della Turchia. Una visione alquanto paradossale dell’informazione che non prevede la stampa libera e indipendente.

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