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Nuova ondata di arresti in Turchia per il fallito golpe del 2016

di Kevin Gerry Cafà


Il fallito colpo di Stato in Turchia del 15 luglio ha segnato immancabilmente una delle tappe delle convulse e drammatiche vicende mediorientali, entrando prepotentemente nella storia più recente del paese anatolico.


La nuova ondata di arresti in #Turchia contro sospetti affiliati alla rete di Fethullah #Gulen, che il governo di Ankara accusa di aver orchestrato il fallito Golpe del 15 luglio 2016. Quasi tutte le procure in tutto il Paese hanno emesso almeno 766 mandati d'arresto nei confronti di presunti infiltrati nell'esercito, nelle forze di polizia e nel ministero della Giustizia.


L'operazione è coordinata dai magistrati della capitale Ankara e prende di mira 467 persone accusate di aver truccato negli esami del 2009 per gli agenti di polizia, al fine di favorire l'infiltrazione tra i vertici della polizia di agenti legati a Gulen.


Le persone che sono state arrestate e gli oltre 140 mila licenziate, forniscono un quadro generale su una delle più grandi purghe della storia contemporanea della Turchia.

La notte del 15 luglio 2016


Nei mesi precedenti al Golpe del 2016, in Turchia emergeva la debolezza e lo sgretolamento dei servizi di sicurezza di Erdoğan, resi evidenti da una serie di attacchi terroristici ad opera dell’auto proclamato Stato Islamico (Isis) ad Ankara durante una manifestazione di sostegno verso il partito curdo (Hdp) e del gruppo Dhkp, di stampo marxista.


Il tentativo di colpo di stato è durato solo sei ore partendo dal blocco sul Ponte del Bosforo, con il successivo sorvolo di jet militari a bassa quota sulla capitale, per poi, a mezzanotte, irrompere nella sede dell’emittente pubblica TRT, costringendo una conduttrice televisiva a leggere, in diretta, un comunicato che dichiarava il Colpo di Stato dei militari.


Il bilancio di quella nottata è stato di 290 morti e 1400 feriti. Il Presidente Erdoğan riuscì indisturbato a far ritorno ad Istanbul in elicottero. L’unica certezza è che questo colpo di stato fallisce. La fortissima reazione popolare ha stupito una grossa fetta dell’opinione pubblica europea, viste le condizioni poco democratiche a cui era soggetta la società turca.


Erdoğan, dopo essere uscito illeso dal colpo di Stato, ebbe l'occasione politica che aspettava per poter fare piazza pulita di tutti i suoi oppositori politici e non solo. Addossò tutta la colpa del golpe a Gülen, che in quel momento si trovava negli Stati Uniti e alla CIA, dichiarando lo stato d'emergenza.


A quel punto, decise di avviare un massiccio processo di epurazione che non toccò solo i settori dello Stato coinvolti nel golpe ma anche i giornalisti e le loro testate. Inoltre, il governo avviò la confisca di beni gülenisti per un ammontare pari a circa 4 miliardi di dollari, violando il diritto fondamentale della proprietà.


A causa dei numerosi arresti arbitrari avvenuti nei giorni successivi, la Turchia è stata accusata di aver violato la Convenzione Europea dei Diritti Umani, firmata anche dalla Turchia stessa nel 1950.


È difficile ipotizzare una sorta di “auto-Golpe” orchestrato da Erdoğan, ma ci sono diverse coincidenze che lasciano aperte parecchie ipotesi.



La cosa certa è che il tentativo di colpo di stato c’è stato e che lo stesso Erdoğan aveva già deciso arresti, epurazioni e processi agli esponenti delle opposizioni, l’organizzazione di Gülen tra tutte.

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