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“Questa terra è Russia”: apologia di un referendum strumento di…..antidemocrazia

Di Federica Maganuco


Al via oggi i referendum – tutt’altro che legittimi e democratici –per l’annessione delle regioni ucraine autoproclamate filo-russe di Donetsk e Lugans, nonché dei territori di Kherson e Zaporizhzhia, occupati e impropriamente conquistati nel corso di questi lunghi e tristi mesi di conflitto.

Già le modalità di espressione di voto ivi previste sono tutt’altro che limpide. Il capo dell’amministrazione russa che presidia la terra di Kherson, Vladimir Saldo, ha dichiarato che per “motivi di sicurezza” il voto sarà organizzato porta a porta per quattro giornate, con apertura di seggi solo l’ultimo giorno di votazioni, previsto per il prossimo 27 settembre.

L’obiettivo di Mosca è ben chiaro e ‘trasparente’: portare a compimento un riconoscimento, una illegittima annessione di quei territori conquistati con il sangue e le armi, così che qualsiasi altro attacco in quelle aree sarebbe da considerarsi come un attacco diretto alla Federazione russa.

L’esito del referendum si presenta abbastanza prevedibile.

Difatti sembra proprio di rivivere un deja-vu, anzi si tratta proprio della triste replica di una storia di antidemocrazia già vissuta, considerato che già nel 2014 si tennero le famose consultazioni sull’annessione della Crimea alla madre terra russa, scatenate dalle proteste di piazza Maidan e non riconosciute da gran parte delle comunità internazionale.

Ricordiamo, infatti, che la comunità internazionale e, più in generale, l’Occidente non considera legittimi i referendum che si svolgono con queste modalità, in un territorio occupato militarmente e spopolato dalla guerra, con migliaia di cittadini in fuga o già fuggiti perché privati dei loro diritti, tra cui appunto il diritto di esprimere un voto liberamente.

Il Presidente del Cremlino ha riconosciuto e appoggiato l’iniziativa delle Regioni dell’est Ucraina in un messaggio televisivo alla Nazione, durante il quale ha annunciato, inoltre, la mobilitazione parziale e forzata di trecentomila riservisti, rimarcando ancora una volta di voler ricorrere, laddove fosse necessario, alle armi nucleari.

Le minacce di Putin continuano ad aleggiare a tutta forza verso l’Occidente e non solo.

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