• Mauro Spina

Una nuova Europa

Di Mauro Spina


L’accordo bilaterale stipulato il 27 novembre 2021, apre una nuova pagina di storia dell’Europa. Due nazioni decidono di vincolarsi reciprocamente a delle decisioni e impegni congiunti, un deciso passo verso l’extraterritorialità che in passato, politici del calibro di Altiero Spinelli, avevano caldeggiato. Gli Stati Uniti d’Europa sono ancora lontani ma, due delle più importanti componenti dell’Unione Europea, hanno dimostrato che è possibile, un vincolo che valica i confini e le richieste di maggiore sovranità popolare.

Il Trattato sembra che possa essere rinegoziato a tre con l’aggiunta della Germania, anche se questo passo è più una speculazione da allibratori che realtà fattuale. Un dato essenziale esperito dalle parole dei due presidenti della Repubblica, è proprio la dimensione di unità extraterritoriale che questo trattato porta con sé. Un maggiore abbattimento delle frontiere, polizia di transfrontaliera che può lavorare su più fronti, ministri dell’economia che presenziano ad una seduta dei rispettivi colleghi, una decisa unione economica per la ricerca aerospaziale.

Le bandiere di Francia e Italia non sono mai state così vicine. Ma, come per l’Unione Europea, le belle parole e le intenzioni lodevoli, tralasciano aspetti necessari che un trattato geopolitico deve avere. Emmanuel Macron ha citato en passant la crisi migratoria in atto nella Manica con il governo di Boris Johnson. Ed era anche questo un punto fondamentale che Italia e Francia avrebbero potuto rinegoziare e far valere in sede Comunitaria. Al di là delle interessanti parate aree con le frecce dei colori francesi e italiane.


La vita dei migranti al confine con la Francia restano drammatiche, così come disumani sono i respingimenti della Guardia Nazionale francese. Questi temi non hanno adombrato la festa dell’accordo: una nuova unione che rende più coesi i rapporti tra Francia e Italia (che occorre dirlo, fin dal duo Sarkozy-Berlusconi, sono sempre stati ottimi in funzione anti-tedesca). Insomma, restano le felicitazioni, ma rimangono intatte anche tutte le preoccupazioni per una crisi umanitaria senza fine, aggravata dal Covid e da scelte scellerate commesse dall’Unione Europea per contrastare l’immigrazione (si pensi all’accordo con il premier turco Recep Erdogan).

Francia e Italia avrebbero potuto, al di là dei lustrini, dare l’esempio di un cambio paradigmatico di vedute, un nuovo accordo che avrebbe previsto anche una accoglienza diffusa, un passaggio pacifico di immigrati su suolo francese, una nuova politica immigratoria volta a garantire un futuro di dignità e speranza a chi non ha visto le opulente frecce tricolori volare in cielo, nei confronti di vite umane che al confine francese, anche d’inverno sfidano la neve e le temperature proibitive per sperare in un futuro migliore.

Quel futuro migliore che Francia e Italia, insieme, si impegnano a creare, sì ma dimenticando coloro che già adesso sono invisibili.



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