• Mauro Spina

Una riflessione per la morte di Saman Abbas

Di Mauro Spina


L'efferatezza che si è consumata nelle mura domestiche ha lasciato tutti sgomenti. Ci ha spiazzato e come accade spesso, davanti all'orrore collettivo, che colpisce indistinto tutte e tutti, si reagisce in maniera individuale, chi nel silenzio e chi con rabbia cieca, che non reca sollievo a chi non c'è più ma acuisce il dolore, e consapevolmente o meno, si alimenta odio.

Ricordo il 29 gennaio 2018, a Macerata. Una ragazza, si chiamava Pamela, si allontana da un luogo che avrebbe dovuto proteggerla, finisce nelle mani sbagliate, mani sporche per due volte, un adescatore online e un tassista; abbandonata finisce per morire per mano del pusher che l'aveva adescata, Innocent Oseghale.

E’ difficile dimenticare il clima di terrore e razzismo che si respirò per Macerata, tanto da spingere pochi giorni dopo, Luca Traini a correre all'impazzata per la città sparando a chiunque avesse la pelle nera. Colpevoli di essere la panacea di tutti i mali del mondo.

Anche in quel caso, quando ancora l'efferatezza dell'omicidio di Pamela non si era spento negli animi maceratesi e i feriti della furia fascista di Traini ancora in ospedale, la sinistra tacque, agì in maniera confusa e fu accusata di non dire nulla perché in fondo "amica" di quei neri violenti e stupratori.

Così oggi, nel 2021, ci si ritrova ad accusare la stessa sinistra di non prendere posizione contro i musulmani accusati di essere patriarcali, gretti, con le loro regole costrittive sul velo e sul corpo della donna.

Mentre negli stessi giorni una ragazzina a Trento veniva costretta a togliersi non solo il velo, ma a spogliarsi nuda, per sentirsi esposta e umiliata.

Così impara, avrà pensato qualcuno.

Corpi, corpi nudi, corpi abusati, smembrati, strangolati. Sono donne che muoiono in un paese che ha impiegato 30 anni dallo stupro denunciato e diventato simbolico di Franca Viola, solo il 1996 ha chiarito che in Italia stuprare una donna non arreca danno alla morale pubblica ma ad un corpo vivo.

Lo stupro, il femminicidio, la violenza domestica non conosce limite religioso, né confine. E le vittime non sono tutelate, spesso neanche credute.

Pamela andava protetta, e invece ha trovato mani sporche, criminose, bianche e poi nere, oltre ogni confine ideologico.

Saman andava protetta e invece circuita dalla famiglia assassina è tornata a casa per morire, sapendo di correre un rischio.

Andava protetta la donna uccisa dall'ex marito nonostante le reiterate denunce.

E invece, la parte che da anni alimenta la rabbia e la frustrazione sociale, mettendo una parte contro l'altra e affossando il problema matrice, si scaglia contro il velo, la morale restrittiva che colpisce tout court una religione senza approfondire.

In fondo sono diversi da noi. Come pensano bene i francesi, in una nazione, la Francia che di musulmani ne conta di più e che da anni ha inaugurato una guerra ideologica, una crociata contro il nemico che prega il Profeta. E la destra italiana ha deciso di sposare la causa, perché comoda, perché utile. Com'è stato utile presentarsi a Macerata descrivendola come il covo dello spaccio internazionale, la capitale della mafia nigeriana, in una città che ospita comunità importanti di lavoratori africani, verso i loro figli e nipoti perfettamente integrati.

Sono diversi, per questo capitano queste cose.

Ma in Italia si ammazzano ex mogli, mogli, fidanzate, colleghe, coinquiline, che il velo non lo indossano. Sono uccise da chi avrebbe dovuto proteggerle o ascoltarle, mentre sono abbandonate a loro stesse.

In uno stato dove si espongono bambole gonfiabili raffiguranti donne dello Stato, si inneggia allo stupro per offendere politiche scomode, si ride e dileggia chi muore nel Mediterraneo, si crede, nella furia purificatrice che il problema sia il velo, il nemico islamico. E davanti a queste distorsioni volute, a questa rabbia incanalata per ragione e tornaconto, una parte politica tace.

Silenziosa, come silenziosa fu quando le vittime di Traini giacevano in ospedale. Perché la sinistra col patriarcato, la violenza di genere, con la riduzione del corpo della donna a mera carne, non ci ha mai fatto davvero i conti.

Sarebbe dovuta essere protetta Saman, Pamela, Bruna Mariotto (giugno 2021), Emma Elsie Michelle Pezemo, Ylenia Lombardo, Angela Dargenio, Maria Fontana, Perera Donashantini Badda (maggio 2021), Dorina Alla, Elena Raluca, Tina Boero, Annamaria Ascolese (aprile 2021), Edith e Ornella Pinto (marzo 2021). Sonia, Ilenia, Piera, Luljieta, Lidia, Clara, Deborah e Rossella (febbraio 2021) e Sharon, Victoria, Roberta, Tiziana e Teodora (gennaio 2021).

Tutte donne uccise da mani criminali, mosse dal presupposto che la donna possa essere ridotta a carne e proprietà privata in virtù della fede, del rapporto interrotto, del sesso negato, della parola di troppo, degli abusi denunciati, della volontà di rifarsi una vita.

Ognuna di queste vite spezzate denuncia l'assenza e la sconfitta di uno stato che ha lasciato passare gli anni, ben 30 per rendere lo stupro un reato contro la donna, il corpo che subisce. Ed oggi, quello stato, che è ancora patriarcale e violento, si scaglia contro il velo e l'Islam, per cementare il gruppo, la truppa: noi siamo diversi, sono loro gli animali, con la loro fede distorta.

Ma non era musulmano Luigi Capasso, carabiniere, che nel febbraio 2018, punì sua moglie sparandole e uccidendo le sue figlie nel sonno. Antonietta Gargiulo lo aveva denunciato più volte. Saman aveva denunciato la sua famiglia. Pamela era in mano dello stato perché fragile. Franca Viola dallo stato italiano ha ricevuto giustizia dopo 30 anni.

Non è l'Islam, non è la pelle nera, è l'Italia, che ha colpe, quelle che la Francia nasconde nelle sue leggi anti-Islam mentre noi ci stiamo avviando sulla stessa strada. E su questa notte fonda, un altro caso, uno stupro di gruppo ai danni di una minorenne a Siena. Come quello delle turiste americane, a cui si chiese in una sede di Giustizia se indossassero o meno gli slip.

È uno Stato che ha fallito, quello che deve incolpare una religione di essere la panacea della violenza di genere quando l'altra grande religione dello stesso Stato ha veicolato per anni bigottismo, doppia morale e perpetrato una visione minoritaria del corpo vivo della donna.

Un posto nel mondo dove la destra danza sul sangue versato, stuzzicando ed eccitando gli appetiti di tanti Traini nascosti nell'ombra mentre ancora più colpevole, nelle sue vacuità e nel suo silenzio sono gli uomini della "sinistra".

Per Saman e tutte le altre vittime di femminicidi, soprusi, stupri e molestie, per le donne della mia vita, io che se dovessi collocarmi in un luogo politico, lo farei definendomi di sinistra senza vergognarmi, voglio urlare a pieni polmoni:

che il patriarcato e la misoginia uccidono, stuprano, abusano psicologicamente, parlando tutte le lingue conosciute, pregando in moschee, sinagoghe e chiese o non facendolo affatto, con la pelle bianca o nera, che stuprano in divisa o senza, in gruppo o nelle sembianze di una persona familiare.

Il patriarcato e la misoginia, uccidono rispettando il principio di uguaglianza di tutti gli uomini, senza distinzioni.

E si uccide soprattutto col silenzio, nell'indifferenza, nella non educazione, nella mancata protezione, nel chiedersi se una donna portasse o meno gli slip, nel far passare 30 anni.

A questa politica così meschina non sembra interessare altro che l'odio e il silenzio. Entrambe le parti sono colpevoli, lo Stato è colpevole.

Perdonateci

Saman, Pamela, Bruna Mariotto, Emma Elsie Michelle Pezemo, Ylenia Lombardo, Angela Dargenio, Maria Fontana, Perera Donashantini Badda, Dorina Alla, Elena Raluca, Tina Boero, Annamaria Ascolese, Edith e Ornella Pinto. Sonia, Ilenia, Piera, Luljieta, Lidia, Clara, Deborah e Rossella e Sharon, Victoria, Roberta, Tiziana e Teodora. E tutte le altre donne uccise di cui non resta nemmeno un nome da ricordare.


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