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Vito Crimi, il capo politico di un Movimento che non esiste

Il Presuntuoso della settimana è Vito Crimi.


Di Kevin Gerry Cafà


Siamo quasi tutti d'accordo sul fatto che il Movimento 5 stelle è il grande sconfitto di questa tornata di consultazioni, che ha portato Mario Draghi a sciogliere la riserva e a formare un nuovo esecutivo. In realtà, da ormai qualche anno, il Movimento 5 stelle ha perso una discreta parte del suo elettorato e dei principi su cui ha costruito le sue fortune dal punto di vista politico. Oltre all'addio di Alessandro Di Battista, il Movimento farà presto i conti con i suoi elettori, poiché non avrebbero mai immaginato di vedere la creatura di Grillo e Casaleggio ridotta ai minimi termini, visto che i grillini negli ultimi 2 anni sono andati al governo con tutti i partiti presenti nel panorama italiano: tranne Fratelli d'Italia e Giorgia Meloni ma potrebbe esserci l'occasione. I responsabili? Facile indicare Di Maio e Grillo. Ma visto che si tratta di veri e propri habitué per la rubrica creata lo scorso anno, oggi opto per Vito Crimi. Nel corso del mio zapping serale, mi sono imbattuto in un botta e risposta tra il direttore dell'Espresso Marco Damilano e lo stesso Vito Crimi. Alla domanda di Damilano: “Lei sa quante risorse sono stanziate per la rivoluzione verde e la transizione ecologica nel Recovery Fund?”, il buon Crimi ha risposto “Sono circa tra i 20 e i 30 miliardi se non ricordo male”. A quel punto, arriva la frecciata di Damilano:“Sono 68 miliardi e sono circa il 40% delle risorse”. In sostanza, cari lettori, stiamo parlando di un capo politico di un partito con il 33% delle preferenze ottenute alle ultime elezioni politiche, che si appresta a scrivere il Recovery Plan e non sa nemmeno il numero delle risorse che verranno impiegate nei prossimi mesi.

Credo che sia anche superfluo aggiungere qualsiasi altra frase.

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