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Il Mare Bianco

Di Alessandro Preti


La marina militare turca, il 26 aprile, secondo quanto comunicato dal Ministero della Difesa di Ankara, ha condotto un’esercitazione nell’Egeo e nel Mediterraneo Orientale, dal 22 al 24 aprile. Quest’azione non serve solo a dimostrare l’efficienza militare nonostante gli oltre 100mila casi di COVID-19 accertati in Turchia, ma arriva in un momento ben specifico per la Libia. Khalifa Haftar, nell’ultimo periodo, ha subito pesanti sconfitte militari per mano del governo di accordo nazionale (GNA), sostenuto da Recep Tayyip Erdoğan, tanto da portare il Generale della Cirenaica ad autoproclamarsi “guida del Paese”. A supporto dell’esercito nazionale libico (LNA), guidato da Haftar, ci sono alcuni Stati che hanno gli stessi obiettivi geostrategici della Turchia, ossia lo sfruttamento delle risorse del Mediterraneo Orientale e dell’Egeo, in particolare Grecia, Cipro e Israele.




La Turchia ha già un accordo con il governo di Tripoli per il quale, in cambio di supporto militare, è stata delineata una zona economica esclusiva (Zee), che interferisce con l’area bramata dalla Grecia. A seconda di chi avrà successo tra LNA e GNA, verranno favoriti gli interessi dei rispettivi alleati e mentre il governo di Tripoli ottiene conquiste, la Turchia mostra i muscoli nel “Mare Bianco” (denominazione in turco del Mediterraneo). Da una parte Ankara accusa Atene di mantenere la propria presenza militare sulle isole, trasgredendo la clausola che ne prevede la demilitarizzazione, sancita dal Trattato di Losanna, e di superare i confini del proprio spazio aereo. Dall’altra parte, proprio il giorno seguente al comunicato dell’avvenuta esercitazione turca, il ministro degli Affari Esteri greco, Nikos Dendias, ha accusato la Turchia di non avere un atteggiamento consono, nel mar Mediterraneo ed Egeo, ad uno stato che ambisce ad entrare nell’EU.


Il problema principale sarebbe la minaccia alla sovranità greca dovuta ai voli dei caccia turchi nello spazio aereo ellenico, ma è evidente che un ruolo fondamentale, nella reciproca ostilità, sia occupato dall’interesse condiviso di un’area che viene continuamente rivendicata a suon di Zee e dalle relative violazioni. Le future azioni degli attori coinvolti dipenderanno dalle sorti dei conflitti nella regione del Mediterraneo Orientale, tenendo in considerazione che la Grecia non intende spartire le risorse dell’area con la Turchia, che però a sua volta ha dimostrato come non creda nelle alleanze e come possa cambiare strategia per raggiungere i propri obiettivi di breve e medio termine.

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