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Il dietrofront di Benny Gantz

Per scrivere un altro capitolo della nostra rubrica, ci spostiamo in Israele. Benny Gantz, attuale ministro della Difesa e prossimo premier della stato ebraico è il Presuntuoso della settimana.


Di Kevin Gerry Cafà


La rabbia e i disordini che si sono diffusi in ormai tutte le città degli Stati Uniti dopo l'uccisione di George Floyd hanno catturato l'attenzione dei media di tutto il mondo. Oltre alle manifestazioni e i nuovi episodi di violenza in altre contee degli Usa al grido Black lives matter, un'altra protesta proveniente da Israele continua a tenere banco per via dei temi affrontati dalla piazza. Parliamo della manifestazione di sabato scorso a Tel Aviv contro l'annessione proposta dal Primo Ministro Benjamin Netanyahu ai territori della Cisgiordania. Oltre alla gestione dell'emergenza legata al Coronavirus, i due partiti di maggioranza hanno deciso di mettere al centro dell'agenda l'obiettivo di procedere all'annessione di parti della Cisgiordania nell'ambito del "Piano di pace" per il Medio Oriente proposto dall'amministrazione Usa di Donald Trump.



Inizialmente, Benny Gantz preferiva rimandare la discussione a dopo la fine dell’emergenza Coronavirus. La presenza ingombrante di Netanyahu e la possibilità che Donald Trump non venga rieletto alle prossime elezioni americane in programma a novembre, ha provocato una forte accelerata al processo di espansione israeliana in quei territori soggetti ad un lunghissimo e controverso dibattito internazionale. Oltre alla volontà del governo israeliano di portare avanti il disegno politico pianificato all'inizio dell'anno, Gantz ha ordinato al capo di stato maggiore di accelerare i preparativi per gli scenari futuri con i palestinesi, riferendosi alla possibile annessione di parti della Cisgiordania prevista ai primi di luglio.


Fino a poco tempo fa, Gantz rappresentava non solo una semplice alternativa a Netanyahu ma la voglia di cambiamento per molti elettori israeliani: poco tolleranti alle vicende giudiziarie di cui Netanyahu dovrà rispondere nelle prossime settimane. Nel corso della sua campagna elettorale, il leader del partito Blu Bianco mirava alla promozione di una conferenza regionale con i paesi arabi che perseguono la stabilità, la fine di approfondire il processo di separazione dai palestinesi. Dichiarazioni per cui Gantz è stato aspramente criticato nel corso della manifestazione di piazza Rabin a Tel Aviv dello scorso aprile, poco dopo aver raggiunto un accordo con il Likud del premier Netanyahu. E' chiaro che il dietrofront di Gantz e la brutale uccisione del giovane palestinese Iyad Hallaq - la scorsa settimana a Gerusalemme est - dalla polizia israeliana di frontiera, contribuiscono a rendere il clima ancor più incandescente e potrebbe alimentare nuove escalation di scontri e violenze nella regione. Da valida alternativa a fedele partner del governo guidato da Netanyahu, la via intrapresa da Gantz ha deluso le aspettative dei suoi elettori che avevano riposto fiducia nelle sue politiche e la voglia del paese di cambiare dopo le esperienze di governo del Likud.



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