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Il governo di annessione sostenuto dagli Usa

Di Kevin Gerry Cafà


L'intesa tra Benny Gantz e Benyamin Netanyahu sulla formazione di un governo di emergenza nazionale in Israele, ha posto fine ad una crisi politica che ha coinvolto tutti i membri dell'establishment dello stato ebraico. Le parti sono riuscite a sciogliere il nodo sulla rotazione tra i due leader alla carica di primo ministro: Netanyahu rimarrà in carica per 18 mesi per cedere il posto da Gantz. Dall'accordo raggiunto qualche settimana fa, l'immagine di Benny Gantz è uscita ridimensionata poiché era da molti considerato la vera alternativa al dominio incondizionato di Netanyahu nel paese: basti pensare alla protesta dei manifestanti di Piazza Rabin che avevano invitato lo stesso Gantz a non partecipare ad un'alleanza con il leader del partito Likud. E' chiaro che il tandem Gantz-Netanyahu abbia messo nero su bianco una strategia che vada oltre la gestione dell'emergenza legata al Covid-19.


Il governo dell'annessione?


Nel giro di qualche settimana, entrambi i leader hanno raggiunto un accordo di massima su un programma elettorale da mettere in atto già nelle settimane successive. Oltre alla lotta al contagio da Coronavirus che metterà a dura prova il governo di emergenza di Gantz e Netanyahu, spicca la volontà di procedere con l'annessione di parti della Cisgiordania nell'ambito del "Piano di pace" per il Medio Oriente proposto dall'amministrazione Usa di Donald Trump. Inizialmente, Gantz preferiva rimandare la discussione a dopo la fine dell’emergenza Coronavirus, ma la presenza di Netanyahu al suo fianco e la possibilità che Donald Trump non venga rieletto a novembre, ha provocato una forte accelerata al processo di espansione israeliana in quei territori soggetti ad un lunghissimo dibattito internazionale. Le scelta del presidente Usa di privilegiare l'intesa con Israele è ormai noto: il riconoscimento della piena sovranità di Israele sulle alture del Golan occupate con la guerra dei sei giorni nel 1967 e lo spostamento dell'ambasciata Gerusalemme, sono due decisioni che hanno chiarito la linea dell'amministrazione Usa in Medio Oriente. Su questo punto, lo scorso 21 dicembre 2017, si è espressa l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, su proposta di Yemen e Turchia, la quale ha adottato una apposita risoluzione 121 che ha condannato la decisione di Donald Trump di trasferire l’ambasciata degli Stati Uniti da Tel Aviv a Gerusalemme.


Il piano denominato "Accordo del secolo" prevede il riconoscimento di Gerusalemme capitale indivisibile di Israele e la creazione di uno stato chiamato Nuova Palestina, in cui gli Usa si impegneranno a garantire l'apertura di un'ambasciata come gesto distensivo e di riconoscimento del nuovo stato. Israele avrà così la possibilità di estendere la sovranità sulla Valle del Giordano e su altri territori della Cisgiordania, in cambio della promessa del premier Netanyahu di insediarsi nei territori arabi tra quattro anni. Come sottolineato da Trump, i palestinesi potrebbero usufruire di un piano da 50 miliardi di investimenti per lo sviluppo dei territori soggetti alla loro sovranità. Peccato che il piano presentato da Trump all'inizio del 2020, non ha raccolto il placet del presidente dell'Autorità nazionale palestinese (ANP), Mahmoud Abbas, in virtù del fatto che i territori della Cisgiordania, della striscia di Gaza e di Gerusalemme Est - secondo ANP - sono da considerarsi “territori occupati” a seguito di un conflitto bellico e dello status di potenza occupante. attribuito allo stato ebraico.


Lieve opposizione ad un piano già deciso


Come sappiamo, Israele è presente in tali territori dal 1967, al termine della Guerra dei Sei Giorni, esercitando in tali zone la sua giurisdizione territoriale. Le Nazioni Unite continuano a sollecitare negoziati tra le parti. A tutto ciò bisogna aggiungere la presenza di Netanyahu nel governo di emergenza, che ha riportato il tema al centro dell'agenda del nuovo governo e contribuito al riacutizzarsi dei contrasti tra i due popoli.

Dal canto suo, la comunità europea e il suo Alto Rappresentante Josep Borrell hanno definito l'annessione di alcuni territori della Cisgiordania non in linea con il diritto internazionale e se Israele insisterà con il suo piano di annessione, l'Ue agirà di conseguenza. Piccoli segnali di opposizione ad un piano studiato alla perfezione per consolidare l'asse tra Usa e Israele che ha contraddistinto l'amministrazione americana di Donald Trump fino a questo punto. L'unico ostacolo alla realizzazione del Piano del secolo potrebbe essere la sconfitta di Donald Trump alle prossime elezioni di novembre: scenario alquanto improbabile se consideriamo che solo la cattiva gestione della pandemia del presidente Usa potrebbe sabotare il progetto di annessione di Netanyahu.







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