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La Turchia inizia a raccogliere consensi

Di Kevin Gerry Cafà


La Turchia e l'Italia continueranno a lavorare per una pace duratura e un efficiente processo politico in Libia, è il messaggio che arriva dall'incontro tra il ministro degli esteri italiano Luigi Di Maio e il suo omologo turco Mevlut Cavusoglu. I ministri degli esteri turco e italiano si sono incontrati nella capitale Ankara per discutere di questioni regionali, tra cui la Libia e il Mar Mediterraneo, nonché di relazioni bilaterali. Il ministro Cavusoglu ha sottolineato l'importanza per la Turchia che l'Italia - a differenza di alcuni paesi dell'UE, abbia deciso di non schierasi dalla parte del generale Khalifa Haftar in Libia: un chiaro riferimento alla strategia contraddittoria e di rottura rispetto alla posizione ufficiale di appoggio del governo di Serraj, senza però riconoscerlo in maniera aperta e pubblica. Entrambi i ministri si sono soffermati sulla necessità di nominare un nuovo inviato delle Nazioni Unite in Libia, in virtù delle dimissioni di Ghassan Salamè per ragioni di salute. In realtà, la decisione di Salamè deriva da mesi e mesi di doppi giochi, di manovre e tradimenti che i paesi coinvolti in Libia stavano conducendo sulla pelle del paese nordafricano.


Operazione IRINI


Come sappiamo, l'operazione europea nel Mediterraneo centromeridionale denominata IRINI, è uno dei tanti test per misurare la capacità della Commissione europea guidata da Ursula Von der Leyen di porre un argine al traffico e alla tratta di esseri umani attraverso la raccolta di informazioni e il pattugliamento con mezzi aerei. Tra gli obiettivi che l'operazione mirava a raggiungere, era la tenuta dell'embargo sulle armi e della tregua tra le forze del presidente del Governo di Accordo Nazionale (GNA) Fayez Al Serraj ed il leader dell’Esercito Nazionale Libico (LNA) generale Khalifa Haftar. Una buona parte della missione europea è stata aspramente criticata da molti analisti, poiché l'escalation di violenze e il sostegno militare alle due fazioni libiche non si è fermato nemmeno di fronte alla pandemia da Coronavirus. Sull'operazione IRINI, Cavusoglu ha espresso alcune perplessità sulla tenuta dell'Ue riguardo il controllo delle esportazioni illegali di petrolio e il blocco della tratta di esseri umani come compito complementare. Dal canto suo, Di Maio non poter affermare che l'operazione è stata una soluzione esatta, ma può essere un passo importante per rispettare l'embargo.

Il ruolo dell'Italia


Non è difficile decifrare il ruolo che l'Italia ha svolto in questi mesi nella complessa vicenda libica. L'obiettivo dei prossimi mesi sarà quello di condurre il paese verso un graduale processo politico, che possa trainare la Libia verso un cessate il fuoco permanente e una ricostruzione della sua architettura istituzionale. Dalle parole dei due ministri degli esteri emerge una sostanziale differenza di natura temporale. Come se la Turchia stia già gettando le basi per spostare il dialogo sulla formula da utilizzare per ricostruire l'assetto istituzionale libico in accordo con Al Serraj, mentre l'Italia sembra rimasta ferma alla sconfitta del generale Haftar e attende sviluppi.

Probabilmente, il governo italiano sa che molte di queste scelte dipenderanno dalla volontà della Turchia che ha garantito un sostegno militare e politico che nessuno stato ha saputo fornire alla causa del Governo di Accordo Nazionale.


“Siamo consapevoli del ruolo fondamentale che svolge l’Italia. Siamo grati a loro. Hanno giocato un ruolo equilibrato. Non si sono messi al fianco del golpista Haftar come alcuni paesi europei e hanno mostrato sinceri sforzi per un cessate il fuoco e un processo politico. D'ora in poi vogliamo vedere l'Italia sulle prossime piattaforme per quanto riguarda la Libia. Lo abbiamo detto questo anche alla Russia e ad altri paesi”

La posizione di vantaggio che la Turchia esercita in questa fase del conflitto, potrebbe fornire degli spunti interessanti in chiave investimenti, visto che Cavusoglu ha accennato ad una futura collaborazione con l'Italia per le attività energetiche nel Mediterraneo orientale. Difficile ipotizzare eventualità di questa portata. Di certo, l'Italia conserva una buona tradizione nel dialogo con Ankara ma ciò non deve indurre a credere che il sostegno italiano alla causa turca in Libia sia dettata solo da motivazioni di carattere economico. Il rapporto con la Turchia rimane un importante aspetto della nostra politica estera, in attesa di capire come si muoveranno gli USA, il cui disimpegno non ha convinto nessuno dei protagonisti della vicenda libica.

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