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Prima Regeni, ora Zaki

La scorsa notte a Roma a pochi passi dell'Ambasciata d'Egitto, è apparsa l'opera della street artist Laika, in cui ritrae Giulio Regeni che abbraccia lo studente e attivista per i diritti umani arrestato in Egitto Patrick George Zaki, con indosso una divisa da carcerato. Sotto le due due figure troviamo la parola "Libertà" in arabo.

Tra le due vicende c'è un innegabile parallelismo legato alle modalità di fermo e arresto applicato nei confronti dei due ragazzi. Se andiamo a leggere i dati di Freedom House per misurare le libertà civili e i diritti politici nel mondo, possiamo dimostrare che i paesi arabi del Mediterraneo come l'Egitto non hanno migliorato la loro performance democratica rimanendo nell’ambito dei regimi autoritari o sperimentando regimi ibridi.


Allo stesso tempo, appare difficile mostrare i muscoli con il regime instaurato da Abdel Fattah al-Sisi, considerato uno dei principali argini all’espansione del fondamentalismo islamico e necessario per il mantenimento della stabilità regionale. Su Change.org, la petizione lanciata per far pressione sul governo egiziano vola verso le 15mila firme, mentre Amnesty Italia ne ha lanciata un'altra parallela chiedendo libertà per Patrick, "arrestato solo perché attivista".L'attenzione richiamata dall'Italia ha innescato l'attenzione del Servizio europeo per l'azione esterna (Seae), l'organismo che gestisce le relazioni diplomatiche dell'Ue con altri Paesi al di fuori dell'Unione, guidato dall'Alto rappresentante Josep Borrell

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