• Kevin Gerry Cafà

Quanta fatica per dire di No alla Lega di Salvini

Il Presuntuoso della settimana è il segretario del Partito Democratico Nicola Zingaretti


Di Kevin Gerry Cafà


Sono d'accordo con le parole di Concita di Gregorio. Per chi non lo sapesse, la scorsa settimana, la giornalista in un articolo su Repubblica ha criticato la prova del segretario del Pd Nicola Zingaretti al Quirinale, dopo il colloquio con Mattarella e ha scritto che alla fine l'anima democristiana del partito ha preso da tempo il sopravvento su quella che proviene dal vecchio Pci. Un pezzo che non è piaciuto di certo al Partito Democratico e allo stesso Zingaretti. In realtà, è chiaro che negli ultimi mesi, la sinistra abbia fatto quadrato attorno alla figura di Giuseppe Conte - espressione del Movimento 5 stelle - per mascherare la scarsa attitudine nel produrre classi dirigenti progressiste e leader con idee in grado di rilanciare l'area politica. E' anche vero che Zingaretti ha raccolto la pesante eredità lasciata da Matteo Renzi ed è ripartito dalla macerie dell'ultima tornata elettorale con il partito ai minimi storici, ma non può contare in eterno su questa giustificazione.

La conferma dell'atteggiamento remissivo del segretario del PD, è arrivata nel corso della puntata di Otto e mezzo durante l'intervista di Lilli Gruber su La7. Alla possibilità che il partito democratico possa ritrovarsi al governo insieme alla Lega di Salvini, Zingaretti si è limitato ad un semplice: "Abbiamo in comune una visione europeista e liberale che la Lega non ha in egual misura". In realtà, la Lega non ha mai avuto alcun tipo di visione europeista e su cui sembra quasi inutile soffermarsi. A questo, si aggiunge l'ennesima apertura della sinistra al nemico politico per antonomasia, Forza Italia di Silvio Berlusconi, con cui Zingaretti non avrebbe alcun problema a formare una maggioranza di governo. Ha ragione la Di Gregorio: a volte Zingaretti sembra un ologramma.



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