• Mauro Spina

Regnare sul caos (2)

Di Mauro Spina


La precipitosa fuga dell’esercito statunitense dall’Afghanistan si è conclusa. Con un giorno d’anticipo. L’ultima fulminea esecuzione avvenuta con un drone e la detonazione di un mezzo carico di ordigni (nell'esplosione sono morti anche dei bambini) hanno di fatto chiuso una esperienza ventennale nel paese asiatico.

Intanto il regime comincia ad avviluppare a sé tutte le maglie della rete sociale, mostrando sorrisi e strette di mano ai giornalisti esteri mentre continua l’opera di sistematica rimozione di tutte le insegne occidentali che minano alla legge islamica che diventerà legge di stato.

La speranza di un governo moderato si è infranta per le strutturali debolezze che il nuovo governo dei talebani porta in dote all’Afghanistan. Un mullah infatti ha già abbandonato il campo governativo passando all’Isis-Khorasan, una cellula terroristica asiatica che rispolvera l’esperienza terroristica e omicida del governo di Daesh, autore di una serie di efferati attentati terroristici anche in Europa.

Gli estremisti islamici non hanno alcuna intenzione di governare su un paese vinto grazie ad un trattato stipulato in Qatar, in generale all’Isis non interessa governare affatto, per questa ragione nel prossimo futuro il governo dei talebani dovrà scegliere se dialogare con una cellula terroristica, affrontarla cercando partner internazionali o cedendo ad essa il governo di Kabul.

La prima reazione c’è stata ed è evidente. Ai talebani interessa governare l’Afghanistan, con la legge islamica ma rispettando le garanzie date agli Stati Uniti al momento del trattato di Doha. Ma per fare questo, per serrare i ranghi, la promessa di donne nel governo è saltato, visto che a quanto pare, dai vertici apicali del governo non figura alcuna donna.

Ci saranno, forse, come pure figurine in ruoli minori e questo andrà bene a gran parte della comunità internazionale a cui bastano rappresentanze di facciata per considerarsi buone comunità e ottime esportatrici di sani principi. La stessa Unione Europea ammette nelle sue fila nonostante i molti discorsi pieni di retorica e buone intenzioni, politici come Orban e le sue leggi anti-Lgbtq+, le uscite islamofobe, razziste di Kurz il cancelliere austriaco e lo stesso blocco di Visegrad, coagulo di tutto ciò che non dovrebbe essere l’Unione Europea.

I talebani si trovano nella medesima situazione. Hanno degli alleati scomodi ma funzionali alla ripresa del potere. In alcune regioni periferiche è bastato il vessillo dei miliziani per far fuggire l’esercito regolare afghano, il timore e la paura che incutono le bande di guerriglieri più feroci e intransigenti è un ottimo argomento per stringere al collo la società civile.

Ma gli stessi talebani si sono impegnati a ripristinare, come piace all’Occidente, una parvenza di normalità (che in realtà non ci sarà mai, ma l’autoillusione collettiva vale anche per paesi come l’Italia che finanzia regolarmente trafficanti di esseri umani in Libia, credendo di aver risolto il problema immigrazione) che garantisca le sufficienti libertà di base, una disposizione che difficilmente le frange più estreme potranno concepire.

Per questo il nuovo di governo di Kabul tende a subordinare la figura delle donne anche dai vertici sperando che la mossa tenga buona la parte più violenta dei suoi miliziani e non scontenti Washington. Anche se, dalle parole di Joe Biden, si evince sempre più chiaramente, il totale disinteresse per le questioni interne all’Afghanistan, un paese dove tra qualche tempo, stabilizzato il governo malfermo, dai sorrisi e le strette di mano ai giornalisti si passerà alle espulsioni, le organizzazioni umanitarie saranno invitate ad andare via e l’Occidente non potrà più verificare se il governo moderato frutto di 20 anni di invasione e guerra, è un miraggio o una conquista della parte civilizzatrice del pianeta. Ma forse, in fondo va bene così.

Al Sisi si è meritato una medaglia da Macron nonostante l’uccisione efferata da parte dello stato egiziano del ricercatore Giulio Regeni, nonostante la detenzione coatta dello studente Patrick Zaki.

La guardia costiera libica merita di essere profumatamente pagata da Roma per sparare ai barchini di disperati.

In fondo è naturale anche pagare Recep Tayyip Erdogan, presidente della Turchia per detenere nei confini i migranti siriani.

Ed è giusto per le varie destre europee stringere le mani di Viktor Orban che nel suo paese, l’Ungheria, parifica l’omosessualità a un disturbo mentale.

Sono tanti gli auto inganni a cui l’Occidente crede con passione, per venti anni ha davvero creduto di esportare democrazia in Afghanistan, non ci metterà molto a sostenere che in fondo, i talebani sono dei moderati, che il paese è stabilizzato e che i problemi sono altrove.

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