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Siamo ufficialmente in calo demografico

di Francesca Anzola


A leggere i titoli dei giornali, non sembrerebbe una notizia del tutto nuova. Del resto, si sa che ormai da anni in Italia si fanno sempre meno figli. Ma i dati appena pubblicati ieri dall'Istat sottolineano che l'anno appena passato è stato il peggiore degli ultimi 100 anni. Infatti, continua ad aumentare il divario tra nascite e decessi: sono 67 le nascite per ogni 100 persone decedute, dieci anni fa erano 96 ed oggi neanche il saldo di immigrazione positivo aiuta a migliorare la situazione.

Questi dati sono dovuti soprattutto dal divario tra i redditi bassi e precari dei possibili genitori e il costo per mantenere un bambino.


Cosa fare quindi?


Il Ministro Bonetti sottolinea che già dal 2020 sono attive alcune politiche, tra cui il contributo da 1.500 a 3.000 euro all'anno per gli asili nido e l’assegno di natalità per ogni figlio durante il primo anno di vita che va dagli 80 a 160 euro al mese e inoltre conferma di voler creare un assegno universale per tutti i figli a partire dal 2021 e di riconoscere le spese educative rimborsandole.Bisogna tener conto però che queste misure non daranno frutti nell'immediato e che negli anni precedenti in Italia queste misure sono sempre scarseggiate, se non del tutto inesistenti.


In altri paesi europei sono stati in grado - tramite alcune politiche mirate - di invertire il trend demografico negativo.

Alcuni semplici dati fanno capire il grande divario fra Italia e la grande maggioranza dei paesi europei: infatti negli ultimi anni la Francia ha destinato il 2,5% del PIL alla voce famiglia e figli, la Svezia il 3%, l’Italia invece si attesta solo al 1,8% del PIL.


Infine, bisogna ricordare che la mancanza di nati porta ad un effetto catena, in cui l’invecchiamento della popolazione è solo la punta dell’iceberg, poichè la denatalità crea effetti negativi sulla mobilità economica e sociale e sulla psicologia collettiva.

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